Le metamorfosi del personaggio da Machiavelli ai nostri giorni
Diavolo d’un Belfagor
 











Nell’anno in cui si celebra  il cinquecentesimo anniversario della  composizione del “Principe”, giunge sicuramente a puntino lo studio che Bernardina Moriconi ha dedicato all’unica novella scritta dal grande fiorentino, quella appunto di “Belgafor arcidiavolo”.  L’analisi critica  si presta ovviamente a molte considerazioni che  la  studiosa ci sollecita proponendoci uno spaccato sul famoso personaggio dai tempi di Machiavelli ai nostri giorni.
Gli spunti di riflessione sono diversi. Innnazi tutto l’intrigo di fondo che suona particolarmente attuale. Il diavolo mandato sulla terra e costretto  a rimanervi per un periodo di dieci anni e a prender  moglie, finisce per essere  vittima a più riprese dei raggiri “terrestri” e a preferire  addirittura di ritornare all’Inferno. Il che significa che  il vero luogo di dolore  ed espiazione è proprio quaggiù, anche da un punto di vista “luciferino”.Inverando inquesto  la famosa osservazione  di Jean Paul Sartre secondo cui “l’inferno siamo noi”.  E questo perché alla fine bisogna ammettere che gli inganni,  gli egoismi, le cattiverie sulla “amata terra” sono il vero supplizio che gli uomini sono costretti a sopportare. E non è  poi un caso se  la favola di Belfagor, come ci suggerisce Bernardina Moriconi, abbia goduto nel tempo  di  così tanta fortuna  a più livelli, dalla letteratura al teatro e più di recente al cinema,incuriosendo e  affascinando personaggi  diversi,  ma di grande spessore  intellettuale,  da  Luigi  Pirandello a Ettore Scola. E la maggiore familiarità che abbiamo con  la novella machiavellica è per noi proprio quella che ci viene dal cinema che a più riprese si è ispirato più o meno apertamente al “plot”  del “povero” diavolo allestendo non pochi rifacimenti e riprese, anche se non sempre accompagnati da risultati artisticamenteadeguati. In questo senso è proprio “L’arcidiavolo” di Scola  l’opera meglio riuscita e che si differenzia tra l’altro dai tanti film seriali ispirati al Cinquecento e al Rinascimento che negli anni sessanta riempirono le sale cinematografiche italiane.
Ma ora quello che conta  più di ogni altra cosa,  pur in uno “spartito” favolistico, e sia pure soltanto  a tratti, è  la straordinaria acutezza con cui Machiavelli riflette sul suo (ma diremmo anche nostro) tempo. Come avviene del resto per “La mandragola” laddove lo scrittore osserva e descrive con tono satirico la corruttibilità dell’epoca:  un “vizio italico”, come risulta  dalle cronache quotidiane, che non  è stato mai dismesso.
Un libro come quello di Bernardina Moriconi può fare anche da stimolo e da traino per rivisitare ovvero riproporre l’attualità di Machiavelli a cinquecento anni di distanza dalla composizione del “Principe”: magari anche rileggendo la  straordinarialettera del 10 dicembre del 1513  indirizzata all’amico Francesco Vettori nella quale Machiavelli annunciava la realizzazione della sua opera  maggiore ma  definiva  per così dire in premessa che cosa si debba intendere per cultura: un testo quanto mai utile e prezioso  per l’attuale periodo storico nel quale sembra  definitivamente smarrito il senso e il valore della civiltà letteraria.
Antonio Filippetti

Bernardina Moriconi,
“Le metamorfosi di un arcidiavolo”
Edizioni Scientifiche Italiane,pp.220,euro 22,00






2013-10-07


   
 

 

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