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Nel panorama delle riviste italiane d’eccellenza, per spessore culturale e saggistico, segnaliamo il ventesimo anno di alacre operosità di Rara Volumina, con redazione a Lucca. È stata fondata nel 1994 da Marco Paoli, dirigente del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, e da allora è da lui diretta; è edita dalla casa editrice lucchese Maria Pacini Fazzi. Il periodico, come indica il sottotitolo – Rivista di studi sull’editoria di pregio e il libro illustrato – accoglie lavori, articoli e segnalazioni aventi per oggetto la storia del libro, a stampa e manoscritto con particolare riguardo alla produzione di qualità e di valore; vale a dire ricerche su edizioni di rilievo tipografico, con o senza illustrazioni, legature artistiche, ex libris, codici miniati o calligrafici, ma anche contributi alla conoscenza di raccolte private e speciali fondi pubblici, di specifiche tecnologie e della storia del commercio librario e del collezionismo. Ciò evitandoinnanzitutto un’ottica prevalentemente antiquariale, di promozione o compra-vendita, come garantiscono gli apparati storici e bibliografici nonché il rigore scientifico degli articoli. Va inoltre evidenziato il distacco da un filone di studi, un tempo radicato nella storia del libro in Italia, sorretto da una metodologia limitante e fine a se stessa che esaltava solo gli aspetti tecnici e eruditi o estetico-figurali della ricerca, privandola dei collegamenti storici tra l’oggetto-libro e i processi di produzione e fruizione. In realtà non possono essere disattesi i risultati raggiunti negli ultimi decenni dalla bibliografia italiana, che, come è stato più volte osservato (Balsamo, Petrucci, Petrucciani, Romani), si è ormai avviata, sull’esempio della sociologia del libro francese, verso un nuovo, più rigoroso indirizzo storiografico e in direzione d’una effettiva interdisciplinarità. Ma è proprio dalla considerazione di una delle principali acquisizioni scientifiche della recentestoriografia che potrebbe nascere un impedimento ad adottare il taglio proposto da Rara Volumina. Gli studi di Roger Chartier (n. 1945) e dei suoi collaboratori hanno dimostrato quanto sia eccessivamente rigida la contrapposizione tra editoria “alta”, “nobile”, ed editoria “popolare”, dato che non esisteva una schematica corrispondenza fra strati sociali e livelli culturali, e che spesso il libro “popolare” veniva diffuso anche in ambiti sociali più elevati: emblematico nella Francia del sec. XVIII il caso della Bibliothèque bleue (1). N’è conseguita la rivalutazione storica di un tipo di editoria, prima ingiustamente disatteso, e, sotto il profilo della destinazione e delle letture, l’attenuazione del distinguo tra diversi ambiti di circolazione dei prodotti. E tuttavia da rilevare come anche tra coloro che tendono a ridimensionare l’opposizione tra libro “cólto” e libro “popolare” sia ben chiaro il fatto che determinate tipologie editoriali di lusso – quali il volume illustratoa grandi tavole ripiegabili sei-settecentesco – fossero per loro natura destinate a specifiche fasce di pubblico. Anche riguardo alla veicolazione del prodotto e alla sua fruizione è quindi storicamente motivato uno specifico interesse per il libro di qualità. A farne un autonomo settore di indagine della storia del libro contribuiscono poi non solo considerazioni oggettive (relative al valore intrinseco dei materiali, all’alto grado di leggibilità e di correttezza, all’intervento di artisti e artefici di rilievo, ecc.), ma la circostanza che in tutte le epoche la differenza tra editoria corrente ed editoria di pregio è sempre stata ben presente agli operatori del settore e al pubblico. Ben presente anche all’autore: valga l’esempio di Carlo Goldoni (1707-93). Nella prefazione al primo tomo dell’edizione Pasquali delle Commedie egli contrappone alla “maniera... mercantile” delle sue edizioni precedenti, ottenute “con una economia di carta e di caratteri” e “con iscorrezionipatentissime e grossolane”, la nuova edizione “dispendiosa”, dove dominano “l’eleganza, la pulizia, gli ornamenti”, e che è stata concepita “per le persone di miglior gusto”. Però le edizioni stesse, sia quelle legittime che illegittime (infra) si estendevano anche all’allora mancanza di tutela degli autori. Ciò comportava non solo che unicamente ricchi o benestanti cólti pubblicassero a loro spese le proprie opere, ma che nessuno – salvo pochissimi, quali il Goldoni medesimo, Pietro Metastasio (1698-1782) e rari altri – potessero vivere con i proventi degli acquisti da parte dei lettori. Oltre a ciò ci sono da aggiungere le riproduzioni non autorizzate né dall’autore e né dallo stampatore-editore, le quali erano un fenomeno diffuso. A questo proposito va detto che Lucca è nota a livello mondiale anche dal punto di vista bibliografico in quanto è stata la prima città al mondo a riprodurre fra le mura cinquecentesche della Serenissima Repubblica Lucense (1119-1805) la celeberrimaEncyclopédie (2) di Denis Diderot (1713-84) e Jean Baptiste Le Rond d’Alembert (1717-83) (3). L’impresa si estese fra il 1758 e il 1776. Una seconda edizione in Italia fu quella stampata a Livorno (1770-78) su iniziativa di Pietro Leopoldo, granduca di Toscana (n. 1747, 1765-90) e poi imperatore del Sacro Romano Impero col nome di Leopoldo II (1790-92). Egli assoldò tipografi veneziani, che apportarono un’innovazione all’Encyclopédie, numerando ogni pagina dell’opera. In precedenza la numerazione principiava dalla pagina iniziale dell’argomento (ad es. pag. 24) e “il conto” proseguiva sulla pagina del tema successivo (pag. 25), lasciando senza sequenza progressiva i fogli interni ai soggetti man mano trattati. Attraverso le copie di un’opera diffuse nel Continente, si era arrivati al punto che un autore con più contraffazioni e/o ristampe pirata, godeva di maggior credito e prestigio nell’àmbito dei cultori di settore e delle corti europee illuministiche. E probabilmente ilmedesimo studioso, in vista di future pubblicazioni, era costretto a chiedere prestiti o dar fondo alle proprie sostanze per volumi maggiormente raffinati nei particolari, nella carta, nelle illustrazioni, nelle incisioni e così via, in maniera da mantenere intatte le proprie stima e importanza nei salotti di vertice. Tornando alla rivista va rilevato che essa ha inevitabili preclusioni a causa della sua scelta di campo. Ad esempio, non sono prese in esame edizioni legate ad opere importanti per la storia delle idee, ma di infimo livello dal punto di vista della stampa, come, per citare un caso illustre, le edizioni, vivente l’autore, della Scienza nuova di Giambattista Vico (1668-1744). D’altra parte curare la produzione libraria di pregio consente anche di incontrare prime edizioni di opere di rilievo, dato che spesso le stampe di lusso rappresentavano, come s’è su accennato, la forma di pubblicazione scelta dagli editori per lanciare le loro novità. Si veda il caso dei libraiparigini della seconda metà del Seicento che, a causa delle frequenti contraffazioni perpetrate a loro danno in provincia, tendevano a trarre il massimo profitto dalla prima edizione, venduta appunto a caro prezzo. Tale orientamento permette poi di valutare significativi punti di incontro tra eventi politici o sociali e l’editoria, ossia s’intendono stampe celebrative che rappresentano, con il ricorso ad articolati apparati illustrativi e simbolici e con eleganze formali, il messaggio che si voleva legare all’avvenimento. Del resto, anche in libri illustrati di minori pretese, la presenza di immagini allegoriche suscita analisi iconologiche che evidenziano connessioni non solo con il testo, ma con contemporanei fenomeni letterari, filosofici, religiosi e cosi via. Un approccio pluridisciplinare che il libro illustrato forse più di altre tipologie editoriali sollecita, fino a giungere a casi limite come i libri di emblemi che dilatano a dismisura le possibilità di interpretazione econ i quali si viene a superare la stessa soglia della lettura, dato l’ampio utilizzo delle figurazioni come fonte di ispirazione da parte di pittori, decoratori e medaglisti. Concludiamo l’intervento augurandoci che per il 2013, Trecentesimo Anniversario della nascita di Diderot, il Comune di Lucca voglia apporre una targa su quei palazzi che videro a quel tempo uscire la prima edizione in Italia dell’Encyclopédie e che la redazione di Rara Volumina dia alla città toscana un forte sprone in merito. G.A. Profilo del direttore, Marco PaoliMarco Paoli ha diretto l’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche Italiane (ICCU), ed è attualmente direttore della Biblioteca Statale di Lucca, città dove risiede. Ha al suo attivo numerosi saggi di storia dell’arte, di storia della miniatura e di storia dell’editoria.Oltre al periodico in oggetto, Paoli nel 2005 ha fondato «DigItalia», rivista del digitale nei Beni Culturali (Roma, ICCU). Inoltre ha pubblicato per laMaria Pacini Fazzi Editore (Lucca): Arte e committenza privata a Lucca nel Trecento e nel Quattrocento (1986); I codici di Cesare e Giacomo Lucchesini. Un esempio di raffinato collezionismo tra ’700 e ’800 (1994); II monumento di Ilaria del Carretto nella Cattedrale di Lucca (1999); L’appannato specchio. L’autore e l’editoria italiana nel Settecento (2004); La dedica. Storia di una strategia editoriale (2009); Jan Van Eyck alla conquista della Rosa. Il Matrimonio ‘Arnolfini’ della National Gallery di Londra. Soluzione di un enigma (2010); La ‘Tempesta’ svelata. Giorgione, Gabriele Vendramin, Cristoforo Marcello e la ‘Vecchia’ (2011); Il Sogno di Giove di Dosso Dossi e altri saggi sulla cultura del cinquecento (2013).Profilo del direttore, Marco Paoli Marco Paoli ha diretto l’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche Italiane (ICCU), ed è attualmente direttore della Biblioteca Statale di Lucca, città dove risiede. Ha al suo attivo numerosi saggi di storia dell’arte,di storia della miniatura e di storia dell’editoria. Oltre al periodico in oggetto, Paoli nel 2005 ha fondato «DigItalia», rivista del digitale nei Beni Culturali (Roma, ICCU). Inoltre ha pubblicato per la Maria Pacini Fazzi Editore (Lucca): Arte e committenza privata a Lucca nel Trecento e nel Quattrocento (1986); I codici di Cesare e Giacomo Lucchesini. Un esempio di raffinato collezionismo tra ’700 e ’800 (1994); II monumento di Ilaria del Carretto nella Cattedrale di Lucca (1999); L’appannato specchio. L’autore e l’editoria italiana nel Settecento (2004); La dedica. Storia di una strategia editoriale (2009); Jan Van Eyck alla conquista della Rosa. Il Matrimonio ‘Arnolfini’ della National Gallery di Londra. Soluzione di un enigma (2010); La ‘Tempesta’ svelata. Giorgione, Gabriele Vendramin, Cristoforo Marcello e la ‘Vecchia’ (2011); Il Sogno di Giove di Dosso Dossi e altri saggi sulla cultura del cinquecento (2013). Note (1) Bibliothèque bleue è un termine usato perriferirsi alla letteratura popolare francese tra il XVII e il XIX secolo. Per oltre due secoli, era stampata a Troyes nella biblioteca di Nicolas Oudot (ca. 1565-1636). La stampa era di scarsa qualità e per la copertina si usava carta blu. Si trattava di letteratura per i meno abbienti ed i libri erano diffusi dai venditori ambulanti. Alcuni storici la ritengono la principale fonte di cultura di massa, mentre altri, come Carlo Ginzburg (n. 1939), insistono sull’ignoranza dei lettori nella comprensione del testo e aggiungono che il veicolo più importante era rappresentato dalla cultura orale. Gli analfabeti sfogliavano i volumi della Bibliothèque bleue per apprezzare le illustrazioni ma, ovviamente, non riuscivano a relazionarsi con il testo, anche se questo, spesso, era sottoposto a sessioni di lettura collettiva. (2) Encyclopédie, ou Dictionnaire raissonné des sciences, des arts et des métiers, par une société de gens de lettres (1751-65: 17 volumi; 1766-72: 11 volumi di tavole;1776-77: 4 volumi di supplementi e uno di tavole; 1780: tabella alfabetica in due volumi). (3) Dallla fondazione al 1772, collaborarono all’Enciclopedia 137 studiosi, e fra questi: Buffon (1707-88), d’Holbach (1723-89), Louis Jean-Marie Daubenton (1716-99), Pierre Daubenton (1703-76), de Condillac (1715-80), de Mably (1709-85), de Prades (1720-82), Dumarsais (1676-1756), Helvétius (1715-71), Marmontel (1723-99), Montesquieu (1689-1755), Morellet (1727-1819), Louis Necker (1730-1804, fratello maggiore del più celebre Jacques, 1732-1804), Quesnay (1694-1774), Rousseau (1712-68), Anne Robert Jacques Turgot (1727-81), Étienne-François Turgot (1721-89), Voltaire (1694-1778), Yvon (1714-91). L’Arcivescovo che non divenne Cardinale Come abbiamo visto la prima edizione in Italia dell’Encyclopedie fu data alle stampe a Lucca a partire dal 1758, al punto che si arrivava a un ritardo di pochi mesi rispetto alle ulteriori uscite parigine. Interessante la questione che all’impresaredazionale prese parte pure il coltissimo prelato lucchese Gian Domenico Mansi (1692-1769), la cui collaborazione – attraverso chiose esplicative e correttive – si interruppe ufficialmente al secondo volume per espressa volontà di papa Clemente XIII (1693-1758-69). In realtà il Mansi continuò a stendere, in modo anonimo, le note al testo e addirittura stese un elogio di Montesquieu, pubblicato nel quarto volume. Secondo alcune fonti il Mansi, poi Arcivescovo di Lucca (1764-69), si vide preclusa, a causa di questa collaborazione, la creazione a Cardinale. Il Mansi già in passato ebbe difficoltà col Tractatus de casibus et censuris reservatis (1724) che lo portò ad aver problemi nei riguardi dell’Index Librorum Prohibitorum. F.H.
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