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Nel decimo anniversario della morte del “grande ed insostituibile maestro di vita e di saggezza” Enzo Dall’Ara pubblica la raccolta di poesie scritte negli anni novanta, “nella stessa stesura concordata col professor Bo ed a lui è dedicate:“Vele di sabbia”(pag.86 ed. Ist. Culturale del Mezzogiorno) con “una puntuale e pregevole presentazione” di Antonio Filippetti, direttore di Arte &Carte. Le poesie si presentano da sole. Il 28 giugno ’96 Carlo Bo scrive “ti presento il prof. Enzo Dall’Ara, autore di un bel volume di versi, Vele di sabbia. Ti prego di leggerlo e, se concordi con il mio giudizio, pubblicalo”. L’autore, docente con Carlo Bo ad Urbino, laureato in materie scientifiche a Bologna, in discipline umanistiche all’Università alla “Sapienza” e in Storia dell’Arte a Urbino, autore di monografie sui più grandi artisti mondiali, curatore di eventi culturali internazionali tra i quali nel 2009 ilpadiglione della Repubblica Araba Siriana alla Biennale di Venezia e nel 2010 “Paolini fuori porta” all’Arte Fiera Bologna OFF, ha ricevuto encomi in numerose rassegne di poesia e narrativa, tra cui, la segnalazione alla XIII edizione del “Premio internazionale Eugenio Montale”. Le sue poesie sono Bonsai Ginseng con versi che plasmano variegate figure -sculture della Natura. Ogni parola è un auspicio di buona fortuna per un domani più umano condiviso con altri popoli. Filippetti scrive: “siamo di fronte ad un desiderio esistenziale di libertà, ad un’aspirazione senza tempo” e commentando “Emulo di Ulisse” aggiunge: “E’ l’eterna ansia che dal’eroe greco in poi continua a scorrere nelle vene dell’uomo, l’indomito desiderio appunto di navigare nel mare della conoscenza e dell’esperienza”. Sono versi che progettano un diverso futuro come i disegni delle architetture urbane di Antonio Sant’Elia. Alcune poesie tendono verso l’Alto come cattedrali gotiche ed altre sono immerse nel buiodelle basiliche romaniche per imprigionare lo Spirito Santo messaggero di una felicità eterna. La scelta delle opere di Lorenza Altamore presenti tra le pagine non è casuale. Nella presentazione si commentano “accompagnano ed in qualche misura integrano o “spiegano” i testi, realizzando quella commissione tra segno e verso che l’attività creativa “trasversale” del nostro tempo sembra sempre più richiedere ed avallare”. Sono opere che fanno ricordare le pennellate dense a chiusura delle forme di Sironi e i volti di Masaccio. In particolare la tragica cacciata di Adamo ed Eva. Esse corrono dubbiose verso una nuova realtà. Eva la“peccatrice”, ribellandosi al divieto di essere donna e stanca del vivere perennemente nell’ozio del Paradiso, crea l’uomo libero laborioso ricercatore inventore navigatore poeta musicista artista. Il professore poeta Enzo Dall’Ara stimola l’uomo e la donna alla fuga dalla pigra quotidianità e in “Tu” invoca “Prendi la mia mente/ela mia mano/conducile a migrare/verso l’oltre/concedi che il pensiero/s’avvicini alla radice X/dell’equazione eterna/ Sillaba il linguaggio sconosciuto/ ché la mia smania/ s’acquieti almeno ai toni/ se altro non le è dato percepire/ dell’enigma/che sperde verso il nulla”. Induce ad allontanarsi dalla cultura massificata per una individualità critica e creativa. Egli ricerca una propria originalità incentrata sui valori primari della cultura e dell’arte per dare senso alla propria vita, per non avere un pensiero stagnante e per comunicare la propria sensibilità. Il verso ha una fluidità ritmica, anche se nel contempo, è in composizioni rigidamente geometriche in cui emerge la semantica del testo denso di significati intricati tra natura e filosofia. Il lettore si trova di fronte a suggestioni accattivanti che impongono attente riflessioni emotive. Il suo linguaggio è eloquente e accessibile pur avendo un unico filo lirico molto spesso che non permette una letturaframmentata. Si evidenzia che per Dall’Ara vale lo stesso principio di Leopardi “la poesia è civiltà o non è nulla”. La poesia è canto di amore di felicità e non di disagi o di difficoltà nell’esistenza dei primi uomini divenuti cittadini ad ogni latitudine. Il poeta fiducioso in “Non più solitudine” canta “Sento la pace del tempo/cantare fra rami di quercia/…Sento il verbo dell’arte/segnare cerchi di cielo/…Non sento più solitudine/assalire le mie illusioni. Italo Pignatelli
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