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Agli occhi di chi vi arrivi dal mare, la città di s m i r n e (Izmir) si dischiude in fondo a una lunga baia quasi squadrata, un lato della quale è aperta sul Mare Egeo. Avvicinandosi, si nota che la città si snoda In direzione ovest, sovrastata e chiusa alle spalle dal Kadifekale, l’antico monte Pagos (m. 160). In lontananza, la fortezza di Kadifekale sovrasta dall’alto la città di Smirne e il Mare Egeo. Secondo la leggenda, il primo insediamento umano di Tepekule, nei pressi dell’odierno quartiere di Bayrakh, proprio in fondo al Sinus Hermaeus, sarebbe dovuto a Smyrna, Regina delle Amazzoni, oppure alla tribù piratesca dei Lelegi: fatto sta che questa località era abitata nel III millennio a.C., al tempo quindi del primo strato di Troia, e che si sviluppò nel corso del II millennio subendo l’influenza della civiltà ittita; se ne sono infatti scoperte delle interessanti vestigia nei pressi dell’odierna Izmir, a Kemalpasa e a Manisa. Nel sec. XI a.C. colonia degli Eoli, provenienti probabilmente da Lesbo, gli Joni se ne impossessarono nel 688. Distrutta nel 627 da Aliatte III, Re della Lidia, la sua ricostruzione fu iniziata solo nel 334, quando Alessandro Magno incaricò Lisimaco di erigere una nuova cittadella sulle pendici del monte Pagos. Dopo la morte di Alessandro Magno Smirne subì varie traversie. Rifabbricata da Antigono sulla riva meridionale del golfo, Smyrna nova, assai fiorente sotto la dominazione dei Re di Pergamo e nell’età romana, fu fedele a Roma nella guerra mitridatica. Civitas libera, fu saccheggiata da Dolabella dopo la morte di Cesare. I Romani la arricchirono poi di sontuosi monumenti, dei quali rimangono però poche tracce. La città, infatti, è costruita in una zona frequentemente soggetta ai terremoti. Nel 178 d.C. fu da uno di essi totalmente distrutta, ma fu ricostruita subito dopo per volontà dell’Imperatore Marco Aurelio. Comunque la dominazione romana rappresentò un periodo di prosperità, che si accrebbe ancor più quando la città, in seguito alla diffusione del Cristianesimo, divenne sede di un importante Vescovato. Il declino ebbe inizio con le incursioni degli Arabi nel sec. VII; la città riuscì tuttavia a resistere, ma più tardi, nel sec. XI, non fu in grado di opporsi all’assedio dei Turchi Selgiuchidi. A partire dal 1097, il distretto di Smirne divenne un campo di battaglia per i Crociati e passò quindi alternativamente dal dominio dell’Islam a quello della Cristianità. All’inizio del ‘400 era possesso dei Cavalieri di Rodi, quando le truppe di Tamerlano saccheggiaro0no la città e massacrarono i suoi abitanti. Infine, nel 1415, il Sultano Mehmet I C’elebi riuscì a incorporarla definitivamente nell’Impero ottomano. Verso la fine del sec. XV Smirne divenne la residenza d’una fiorente comunità di SefarditI, cacciati dalla Spagna ( in ebraico Sefarad) e dai Regni di Sicilia e Napoli. La maggioranza della popolazione rimaneva comunque greco-ortodossa, anche se, a partire dall’epoca della Regina Elisabetta I, si stabilirono qui numerosi mercanti inglesi, ai quali se ne aggiunsero altri francesi, italiani e olandesi, attirati qui soprattutto dai facili guadagni che offriva il commercio del tabacco. Per quanto ripetutamente vittima di terremoti e molto violenti fossero stati quelli del 1688 e del 1778, Smirne conservò la sua prosperità, dovuta essenzialmente all’intensa attività commerciale del suo porto. Alla fine della prima guerra mondiale (1914-18) la città fu occupata dalla Grecia, cui il Trattato di Sévres del 1920 aveva commesso il governo di tutto il territorio ellenofono dell’Egeo. M la riscossa turca, animata da Mustafà Kemal (Atatùrk) non tardò a respingere i Greci, che furono sconfitti nella battaglia di Dumlupinar. Il 9 settembre 1922 il trionfale ingresso in città del Gazi fu turbato dall’improvviso divampare di un incendio, che dilagò rapidamente tra le vecchie abitazioni di legno, provocando tra l’altro l’esplosione di numerosi depositi di munizioni. Fu la fine di un’epoca, ebbe a dire Atatùrk. La riconquista turca della città significò quindi necessariamente un suo totale rinnovamento, i danni furono presto cancellati e Izmir divenne nel giro di pochi anni il più importante porto turco sull’Egeo, sostanzialmente una città moderna e, dopo Istanbul, la seconda città della Turchia. Cosa rimane dell’antica Smirne, forse patria di Omero? Gli scavi turco-tedeschi degli anni 1948-55 nella località di Bayrakli hanno restituito tracce di un insediamento miceneo, cui fece seguito una prima colonizzazione del sec. IX a.C., di cui sono riconosciute case a pianta ovale, e una seconda dei ss. VIII-VII, con case rettangolari, dalle quali è stato recuperato materiale ceramico tardo-geometrico. Questa città corrisponde alla Smirne distrutta da Aliatte, Re dei Lidi (605-560 a.C.). Appunto intorno ai primi decenni del sec. VI a.C. si datano le tombe a tumulo a nord della città, sul monte Yamantar-Dag. La più recente Smirne, sul sito di Izmir, fondata da Antigono Monoftalmo alla fine del sec. IV a.C., constava di tre quartieri tracciati secondo i dettami ippodamei. Essi furono detti: 1) del porto, con un tempio di Zeus Akraios decastilo corinzio, simile all’Olympieion di Atene; 2) del Ginnasio; 3) dell’Agorà. Quest’ultima, scavata nel 1932, era una grande piazza quadrata a portici, ampliata in età romana: su uno dei lati sorgeva la Basilica del 178 d.C. (m. 165 x 28).A questi quartieri si aggiiungeva, sul Pagos, l’Acropoli. Smirne era dotata di altri edifici monumentali (teatro, stadio, etc.), dei quali restano avanzi inglobati nel tessuto urbanistico della cittàmedioevale e moderna. Alla comunità cristiana di Smirne si indirizzò uno dei messaggi dell’Apocalisse (2: 8-11), che esortava i credenti a perseverare nella fede e li metteva in guardia da future persecuzioni. * * * Per i cultori di archeologia cristiana o di storia del Cristianesimo può essere interessante ricercare le tracce delle sette comunità cristiane dell’Asia Minore, citate dall’Apocalisse (2: 1 – 3: 22): oltre Smirne, Efeso, Filadelfia, Laodicea. Pergamo, Sardi e Tiàtira. E f e s o, Ephesus, oggi Selçuk, città costiera al pari di Smirne, sita presso la foce del Castro, fu fondata in età preellenica. Antichissima città della Caria, posseduta dagli Joni sotto Androclo verso il 1100 a.C. presto divenne una delle prime città mercantili e religiose dell’Asia Minore, alleata d’Atene nel sec. V. Celebre era l’’Artemisio, il tempio di Artemide bruciato nel 356 a.C. Ma poco si conosce di questa città, che pure fu patria di Apelle, Callino, Eraclito, Ipponatte e Parrasio, prima dell’età ellenistica, se non da quando fu ricostruita da Lisimaco, considerato il secondo fondatore di Efeso (287 a.C.). In tale circostanza, la città ebbe un piano regolatore di tipo ippodameo e una cinta di mura lunga km. 8, di cui si sono ritrovate parecchie sezioni. Le strade furono pavimentate con grandi lastre di calcare bianco e, a poco a poco,, fiancheggiate da portici. La più notevole era quella che fu poi chiamata Arcadiana, dal nome dell’Imperatore Arcadio, che la restaurò intorno al 400 d.C.: lunga m. 500, congiungeva il porto al teatro e costituiva il maggiore asse urbanistico della città. La prima agorà, d’età ellenistica, era circondata da un doppio portico sui quattro lati. Un’agorà più vasta fu costruita in età romana (m. 200 x 240) e decorata da rivestimenti marmorei al tempo di Adriano. Efeso possedeva un teatro e uno stadio edificati in età ellenistica, ma modificati in età romana. Altri notevoli monumenti erano il Ginnasio di Vedio, l’elegante Tempio di Adriano e, soprattitto, i numerosi edifici termali, notevoli per l’esecuzione di schemi architettonici romani, mediante tecniche costruttive tipicamente greche. Nonostante le distruzioni dei Goti (263 d.C.), la città rimase ancora fiorente per alcuni secoli. Le sue rovine, oggetto di grandi scavi austriaci iniziati anteriormente alla prima guerra mondiale e tuttora in corso [ cui vanno aggiunte notevoli ricerche sull’architettura da parte di studiosi italiani ] sono tra le più notevoli del mondo greco-romano. Uno dei monumenti più celebri di Efeso era il già citato grande Santuario di Artemide, o Artemision, oggetto di scavi principalmente inglesi, di cui oggi restano ben poche vestigia visibili. Il primo santuario,come è rivelato da ex-voti d’oro e d’avorio risalente al sec. VIII a.C., fu sostituito da un tempio maggiore tra la metà del VI e la fine del V secolo a.C.: la costruzione era stata iniziata grazie alla liberalità di Creso, Re della Lidia. Aveva dimensioni eccezionali (m. 115 x 55) con una doppia fila di colonne su tre lati, che diventava tripla nella facciata orientale. Fu completamente distrutto da un incendio appiccato da un folle, Erostrato, che intendeva con tale gesto essere tramandato alla posterità. Alessandro Magno, che si diceva nato la notte stessa del grande incendio, sovvenzionò, a partire dal 344 a.C., la ricostruzione del grande tempio, cui furono date dimensioni lievemente inferiori al precedente (m. 111 x 51), ma l’aspetto architettonico rimase pressoché identico. Una parte della decorazione scultorea, in particolare i rocchi inferiori delle colonne, sia quelle arcaiche che quelle classiche, scolpite, secondo la tradizione, da Scopas, si trovano oggi nel British Museum. Grande centro cristiano, la comunità, che si faveva risalire all’Apostolo Giovanni, fu visitata dall’Apostolo Paolo (At. 18: 19-21; 19: 1 – 20: 1; 20: 16-38; 1 Cor. 15: 32; 1 Tm. 1: 3), che le indirizzò poi la nota Lettera ai Cristiani di Efeso poco prima o poco dopo l’anno 60. La tradizione locale vuole che S. Paolo abbia scritto qui, a Efeso, alcune altre delle sue Epistole e che S. Giovanni abbia composto qui, nel 95, il suo Vangelo. Vuole anche che l’Assunzione al cielo di Maria sia avvenuta a Efeso, dove essa era stata condotta da S. Giovanni. Certo è che a Efeso venne costruita la prima Basilica cristiana e che la città divenne meta di pellegrinaggi molto prima di qualsiasi altra località. Fu inoltre sede del terzo Concilio Ecumenico (431), che, sotto S. Celestino Pp. I e l’Imperatore Marciano, definì che in Gesù Cristo vi è una sola “Persona” e la “Divina Maternità di Maria SS.” contro Nestorio, presenti 210 Vescovi. La detta BasilICa era in realtà costituita da due basiliche affrontate, con le due grandi absidi opposte, che furono installate in un lungo edificlio del sec. II d.C. (m. 265 x 30), in origine probabilmente strada colonnata e coperta, a uso di passeggio o di mercato. La basilica occidentale fu poi modificata nel VI e nell’VIII secolo. La seconda Chiesa di Efeso, dedicata a S. Giovanni Evangelista, fu costruita nel sec. IV, sul luogo dove si venerava la tomba dell’Apostolo. Rimaneggiata e modificata in seguito, ebbe nella sua sistemazione definitiva, all’epoca di Giustiniano, la forma di una Chiesa bizantina, di tipo simile a quella di Santa Sofia a Costantinopoli. Le necropoli di Efeso hanno restituito sepolcri di varia forma, fra i quali è notevole il mausoleo nell’attuale villaggio di Belevi, ispirato nelle sue linee a quello di Alicarnasso. Nel cimitero cristiano il Mausoleo di Abradate, in parte rupestre,s’ispira alle architetture a pianta centrale. Imboccata infine la strada da Panaya-Kapulu, che si inerpica per la montagna dischiudendo magnifici scorci panoramici sulla pianura di Efesp, la meta è la Casa della Vergine. La controversa questione della casa della B.V. Maria ebbe inizio con le mistiche visioni di Caterina Emmerich, una monaca agostiniana, nata in Westfalia nel 1772 e mai uscita dai confini della Germania. Nella sua opera intitolata Vita della Santa Vergine Maria essa dava una descrizione e s a t t a dell’ubicazione della dimora della Madonna su una montagna di Efeso. Alla fine del sec. XIX, i due PP. Lazzaristi Jung e Poulain furono colpiti dalla p r e c i s i o n e d e i d e t t a g l i fornti da Suor Emmerich e cominciarono a fare degli scavi, in seguito ai quali portarono alla luce i resti di una casa dall’aspetto molto antico. Tra l’altro, il fatto che la Vergine Maria fosse vissuta a Efeso era anche convalidato da altri elementi: 1) l’esistenza di una Basilica dedicata alla B. Vergine, costruita in un tempo in cui il diritto canonico permetteva di dedicare una Chiesa a un Santo solo se questi era vissuto o era morto in quel posto; 2) la circostanza che il III Concilio Ecumenico, che aveva proclamato il dogma della Divina Maternità di Maria, si fosse svolto proprio a Efeso; 3) in Gv. 19: 26.27 era scritto che Gesù dalla Croce aveva affidato sua madre alle cure di S. Giovanni; 4) l’Apostolo, come è noto, era venuto a Efeso, probabilmente tra il 37 e il 48. La scoperta di quella casa primitiva veniva perciò a confermare che la Vergine avesse dimorato a Efeso, in contrasto però con un’altra antica tradizione secondo la quale la Vergine sarebbe spirata sul monte Sion a Gerusalemme, nel posto dove ora sorge la Chiesa della Dormizione. La Casa della Vergine è stata trasformata in Cappella e accuratamente restaurata nel 1951; all’interno si vedono numerosi ex voto. Un piccolo e semplice altare e la Camera della Dormizione sulla destra. I muri dell’antica casa sono abbastanza facilmente distinguibili da quelli moderni. Nei pressi della casa c’è la Fontana dela Vergine, la cui acqua sgorga da una roccia nelle pendici fittamente alberate della montagna, per calare poi in direzione del mare. * * * Delle sette comunità cristiane d’Asia F i l a d e l f i a (oggi Alasehir) è la più recente. Corrisponde alla celebre città romano-bizantina di Philadelphia, ancora circondata dalle antiche mura restaurate dagli Ottomani. Filadelfia riuscì a resistere agli attacchi turchi fino alla fine del sec. XIV. Tuttavia, le sue tre Moschee e il mercato coperto risultano oggi più interessanti dei resti dell’antico teatro e dellaBasilica paleocristiana di S. Giovanni. Quanto ai templi edificati in onore degli Imperatori Claudio Nerone Tiberio (14-37 d.C.), Gaio Cesare Caligola (37-41) e Tito Flavio Vespasiano (70-79), non ne rimane più alcuna traccia. * * * L a o d i c e a (oggi Denizli), città della Frigia, fondata dal Re Antioco II nel 253 a.C., nello stesso posto dove prima sorgeva una città ionica di nome Dispolis, vittima di un terremoto, fiorì in età imperiale romana. Anch’essa ebbe a soffrire di un sisma nel sec. I d.C., ma riuscì a riprendersi e conobbe una precoce diffusione del Cristianesimo, tantp da essere con Efeso, Filadelfia, Pergamo, Sardi, Smirne e Tiàtira menzionata nell’Apocalisse (3: 14-22). Tra i resti di Laodicea vi sono un acquedotto, un ginnasio (o uno stabilimento termale?), uno stadio di m. 350 x 60, due teatri, ma stranamente mai vi furono scavi sistematici delle sue vestigia. L’odierna città di Denizli, più volte sconvolta da terremoti, è un animato centro agricolo, con ampie e dritte strade e case basse, caratterizzato da una grande quantità di officine per la riparazione di automobili lungo tutta la circonvallazione. Pochi chilometri a est di essa, si nota il bel caravanserraglio selgiuchide di Ak Han. Costruito nel sec. XIII, come risulta da un’iscrizione sopra la porta che dà accesso alla sala interna, sono ben conservati tanto il cortile circondato da portici quanto una sala con soffitto a volta; la facciata doveva in origine avere un rivestimento di marmo bianco. Nell’interno vi è una piccola moschea della stessa epoca. Procedendo per un’altra quindicina di chilometri si può raggiungere il sito di C o l o s s i, di cui però nulla resta, dato che la città nel 60 d.C. fu totalmente distrutta da un sisma: la sua importanza storica è dovuta al fatto che S. Paolo scrisse una Lettera ai Colossesi. Un percorso di un centinaio di chilometri verso nord-est porta a B e y c e s u l t a n, presso C’ivril, dove gli scavi hanno portato alla luce importanti vestigia d’una città preistorica, con resti del calcolitico e di varie fasi dell’età del bronzo. Finora sono stati scavati 21 strati, tra i quali ha speciale interesse quello superiore, nel quale sorgeva un grande palazzo, distrutto nel sec. XVIII a.C., probabilmente dal Re ittita Labarna, che qui fondò la capitale del Regno di Arzawa, il cui palazzo con bastioni fu poi distrutto nel sec. XIII a.C. * * * P e r g a m o (Pergama, oggi Bergama), a 30 chilometri dalla costa del Mar Egeo e a 110 chilometri da Smirne, comprende un’acropoli e una città bassa, d’età romana, oggi occupata dalla città moderna. Gli scavi, iniziati dall’archeologo tedesco Ing. Carlo Humann(Steele 1839 – Izmir 1896) nel 1878, hanno liberato tutto il centro monumentale e proseguono in parte tuttora, a opera di archeologi tedeschi. L’acropoli sembra risalire al sec. VII a.C., ma non fu che una piccola fortezza senza importanza fino al 301 a.C., quando Lisimaco, generale di Alessandro Magno, vi collocò il suo tesoro, affidandone la custodia a Fileteo, il quale poté più tardi rendersi indipendente. Pergamo divenne così una delle più splendide città ellenistiche sotto la dinastia degli Attalidi, l’ultimo dei quali, Attalo III, la lasciava in eredità al popolo romano (133 a.C.). Divenuta così capitale della romana Provincia d’Asia, Pergamo mantenne la sua importanza per tutta l’età imperiale e fu una delle prime sedi cristiane, nominata tra le sette Chiese già nell’Apocalisse (2: 12-17). La città ellenistica occupava l’intera superficie dell’ Acropoli. Era circondata da una cinta muraria, elevata dal Re Eumene II, che correva ai piedi del colle. Due altri muri interni le conservavano un aspetto di fortezza. La parte monumentale liberata dagli scavi si può individuare in due grandi complessi, uno a sud e un altro a nord. Il primo, a sud, si presenta come un grande semicerchio, con una lunga terrazza parallela alla scena del teatro, ricostruita in pietra in età romana; le gradinate della cavea salgono ripide lungo il fianco della collina. A sud, su una vasta terrazza si innalzava il grande altare di Zeus, il cui zoccolo misurava m. 36,44 x 34,20. Costruito dal Re Eumene II (197-159 a.C. e terminato dal successore Attalo II (159-138 a.C.) era dedicato a Zeus e Amena ed era costituito da un portico rettangolare con due avancorpi, racchiudenti una grande scalinata, che dava accesso a una specie di cortile interno, a cielo aperto. Dove si innalzava l’altare propriamente detto. Il colonnato esterno s’impostava su un alto podio, la cui parete verticale era decorata con gli altorilievi raffiguranti la Gigantomachia. Le sculture di questo grande fregio, attribuibile al 180 a.C., sono uno degli esempi più significativi del cosiddetto stile barocco pergameneo, impostato sulla rappresentazione violenta del movimento, sull’accentuato contrasto chiaroscurale e sulle linee tortuose delle figure, specie quelle dei Giganti, desinenti in spire serpentine negli arti inferiori. E’ uno stile che eserciterà una notevole influenza sulle successive manifestazioni dell’arte antica. All’interno dell’altare si svolgeva poi il fregio scolpito con la storia di Tèlefo, il mitico fondatore di Pergamo. Tèlefo, figlio di Eracle e di Auge, fu esposto dalla madre, nutrito da una cerva e allevato dai pastori del Re Corito; fattosi grande, sposò Argiope, figlia del Re Teutrante di Misia e respinse i Greci che nella spedizione di Troia invasero la Misia, ma poi fu ferito da Achille con la lancia fatale, le cui ferite non risanavanose non curate da colui che le aveva inferte. Tèlefo fu guarito infatti da Achille, col patto che egli indicasse ai Greci la via più agevole e sicura per andare a Troia: ciò che infatti egli fece. Il fregio, attribuibile al periodo degli ultimi lavori, intorno al 150 a.C., sebbene frammentario, è importante per certi accorgimenti narrativi (lo stile continuo) e prospettici (l’illusionismo spaziale), che troveranno seguito nella pittura e nella scultura romane. Ma la scuola di scultura di Pergamo aveva già prodotto opere notevoli con i famosi donari di Attalo I (241-197 a.C.): gruppi statuari, esistenti in varie redazioni a Pergamo stessa e ad Atene, i quali rievocavano le vittorie del sovrano di Pergamo sui Galati, o Galli, sia direttamente come il Gallo morente del Museo Capitolino e il gruppo del Gallo che uccide la moglie e se stesso del Museo delle Terme in Roma, siai ndirettamente con statue raffiguranti Amazzoni o Persiani sconfitti, di cui esistono repliche a Napoli e Venezia. Su un terrazzo più basso, verso sud, si stendeva l’Agorà. A nord del Teatro, invece, si innalzava un tempio di età romana, il Traianeum, così chiamato dal nome dell’Imperatore Marco Ulpio Traiano in onore del quale era stato costruito; più oltre si trovavano delle caserme. A est del Teatro, il Tempio di Atena, piuttosto piccolo, era una delle prime costruzioni erette dai nuovi sovrani. Più tardi era stato circondato da un piazzale rettangolare delimitato da grandi portici a due piani, l’inferiore dorico e il superiore ionico. cui si accedeva per una porta monumentale; caratteristiche erano le sculture delle balaustre del primo piano, con fregi raffiguranti a bassorilievo dei ricchi trofei di armi A’ogni genere. A ovest, un vasto complesso residenziale costituiva i palazzi reali. A sud dell’Acropoli si trovava l’Agorà, nei pressi della quale sono stati riportati alla luce alcuni avanzi di case d’abitazione. Risalendo verso nord, si trovavano ancora i tre Ginnasi monumentali, su tre terrazze successive, destinati a tre categorie di atleti. Alla sommità, due santuari erano dedicati a Demetra e a Hera: il primo fu notevolmente ampliato in età romana. Al pari di altre città, Pergamo fu visitata dall’Apostolo Paolo durante il suo terzo viaggio, quando risiedette a Efeso per due anni. Scriveva l’Apostolo Giovanni alla Chiesa di Pergamo: “. . . Così dice il Signore, che ha una spada affilata, a due tagli: Io so che abitate dove Satana ha il suo trono. Ma voi mi siete rimasti fedeli, e non avete rinnegato la fede n me neppure quando il mio fedele testimone Antipa è stato ucciso nella vostra città, dove Satana ha la sua dimora” (Ap. 2: 12-13). In Germania , a Berlino, un imponente Museo, famosissimo, è dedicato all’antica città di Pergamo. * * * A S a r d i(Sardes in turco,presso l’odierna Salihli), capitale del Regno di Lidia, al centro dell’Asia Minore, sul fiume Pattolo, a km. 100 dal Mediterraneo, una missione archeologica statunitense scavò, negli anni 1910-14, un Tempio di Artemide sulla riva destra del fiume e una necropoli. Gli scavi, ripresi nel 1958, sempre a opera degli Americani, hanno ritrovato le parti più antiche della città, avendo essi reintrapreso il lavoro su più grande scala. Queste ricerche hanno riportato alla luce fondi di capanne e tombe a incinerazione, tracce di un primo insediamento risalente alla fine dell’età del bronzo, con ceramica decorata nello stile miceneo più tardo e nel protogeometrico (ss. XII-XI a.C.). Non vi è tuttavia alcuna seria prova per supporre che Sardi sia stata – come qualcuno aveva ipotizzato - nel II millennio a.C. la capitale del Regno di Assuwa, ricordato negli archivi ittiti. A questo primo stanziamento succedette, senza soluzione di continuità, una città dell’età del ferro, che fu distrutta violentemente nella prima metà del sec. VII a.C., come è attestato da frammenti di ceramica protocorinzia rinvenuta nelle discariche. E’ possibile mettere questo avvenimento in relazione con l’invasione dei Cimmeri in Asia Minore, intorno al 670-60 a.C. Fu allora costruita una nuova città, circondata da una cinta di mura, di cui esiste ancora un tratto di una trentina di metri. Questa città è la capitale del nuovo Regno di Lidia, secondo la tradizione erodotea, che colloca l’usurpazione di Gige tra il 716 e il 678 a.C. Questo leggendario Re della Lidia si sarebbe impossessato del trono in una rivoluzione di palazzo e, si dice, mediante un anello che lo rendeva invisibile. Cercò – prosegue la leggenda – di farsi amico dei Greci e proverbiali erano le sue ricchezze. Certo è che la città s’avvantaggiò della favolosa ricchezza dei suoi Re, ultimo dei quali fu Creso. Questi, famoso infatti perle sue ricchezze, regnò dal 560 al 546 a.C.; prese Efeso e compi la conquista della costa grecofona. Il suo regno segnò l’ellenizzazione dei Lidi. Suo figlio Ati gli fu ucciso per errore da Adrasto. Egli combatté contro Ciro, che lo sconfisse e lo fece prigioniero, ma poi gli divenne amico e lo raccomandò morendo a suo figlio Cambise. Si sono ritrovati frammenti dei monumenti di quest’epoca, reimpiegati nelle costruzioni posteriori, specialmente in quella d’una sinagoga d’età bizantina. Essi mostrano come a Sardi si fosse sviluppata una civiltà espressa con un aspetto monumentale fortemente ellenizzato. In particolare, gli archeologi americani hanno riportato alla luce i frammenti delle sculture di un santuario consacrato – sembra – a una divinità femminile, d’interesse fondamentale anche per la storia dell’architettura greca. Nel 1965, sempre tra le fondazioni della sinagoga bizantina, è stato ritrovato un bel leone di marmo di stile arcaico. Modeste case d’abitazione, in mattoni crudi su fondazioni di pietra, sono state identificatein un quartiere sulla riva del Pattolo. A una ventina di chilometri dalla città, nella località detta oggi Bin Tepe, si stende la necropoli dei Re di Lidia. I sovrani erano seppelliti in tombe a camera, coperte da grandi tumuli. Uno di questi, che doveva essere stato destinato al Re Aliatte, padre di Creso, fu scoperto nel 1853: vi si ritrovò una galleria scavata da profanatori antichi, che conduceva alla camera funeraria, rivestita di marmi. Gli archeologi americani, dopo aver scavato due tumuli minori, hanno poi intrapreso l’esplorazione del maggiore di tutti, esso pure sforacchiato dalle gallerie dei tombaroli, nessuna delle quali aveva però condotto alla camera sepolcrale. Il tumulo ne inglobava uno minore, circondato da un muro di grandi massi, alto m. 1,80. Sulle pietre era inciso il monogramma di Gugu, che è la forma del nome Gige anche nei testi assiri: ciò confermerebbe la tradizione greca ricordata dal poeta Ipponatte (sec. VI a.C.) che attribuiva a quel Re una vastissima tomba. La città era poi dominata da un’acropoli fortificata, una torre della quale risale all’età lidia. Dopo la sconfitta di Creso nel 547 a.C., Sardi passò sotto la dominazione dei Persiani, che ne fecero la capitale delle province occidentali del loro Impero: di là s’iniziava la grande via regia che conduceva a Susa. Dopo la conquista di Alessandro, Sardi divenne una città seleucide. In questo periodo, secondo le iscrizioni scoperte nella sinagoga, Sardi fu distrutta a causa di una guerra civile: in effetti lo scavo ha dimostrato che le abitazioni di età precedente furono allora rase al suolo. Il terremoto del 17 d.C., che distrusse molte città asiatiche, fu anche per Sardi causa di un rinnovamento urbanistico, del quale gli scavi hanno rivelato alcuni elementi. Il rinvenimento più importante è, come s’è detto, la Sinagoga, ove furono utilizzati frammenti della Sardi lidia, iscrizioni ellenistiche e altro materiale architettonico e scultoreo inseriti nei mori. Costruita alla fine del sec. II d.C., è di grande interesse anche per la sua posizione all’interno di un vasto ginnasio pagano, quale testimonianza dell’opulenza della città in epoca romana 0e bizantina. Il Cristianesimo vi si diffuse presto, tanto che Sardi è una delle sette Chiese ricordate dall’Apocalisse (3: 1-6). Nei secoli seguenti subì traversie di tutti i generi – incendi, invasioni, saccheggi e terremoti – riuscendo però sempre a risollevarsi. Il colpo finale le fu dato dai Mongoli di Tamerlano, che massacrarono la popolazione e rasero al suolo la città. Da quel momento il povero residuo villaggio di Sardi cadde in dimenticanza, finché nel 1910 non si dette inizio agli scavi archeologici. * * * T i à t i r a, oggi Akhisar, città della Lidia sita a sud-est di Pergamo, molto nota nell’antichità per la produzione di tinture di porpora, è menzionata nella Sacra Scrittura per la conversione diLidia (At. 16: 12-15): . . . A Filippi ci fermammo per alcuni giorni. Un Sabato uscimmo dalla città per andare a pregare: pensavamo infatti che lungo il fiume ci fosse un luogo di preghiera. Arrivato là, ci sedemmo e ci mettemmo a parlare alla donne che si erano già riunite. Una di esse si chiamava Lidia: veniva dalla città di Tiàtira ed era commerciante di porpora. Essa credeva In Dio e stava ad ascoltare. Il Signore l’aiutò a capire perché credesse alle parole di Paolo. Allora si fece battezzare, lei e tutta la sua faniglia. Poi ci invitò a casa sua: “Se siete convinti che ho accolto sinceramente il Signore, siate miei ospiti”. E ci costrinse ad accettare. Inoltre alla comunità cristiana di Tiàtira è indirizzata una delle lettere del Signore (Ap. 2: 18-29. Purtroppo, ad Akhisar, nulla è rimasto dell’antica TIàtira, che tuttavia il Nuovo Testamento ha reso immortale. |