MAMA ROMA, TATA TRAIAN: LA ROMANIA
 







di Emilio B E N V E N U T O




Il territorio dell’odierna Romania fu abitato fin dal Paleolitico, ma le più antiche manifestazioni  che si possano definire culturali risalgono al Neolitico, a circa 5ooo anni a.C. Allora vivevano in Romania tribù di origine mediterranea orientale; altre tribù di origine sia continentale (ceramica lineare) che mediterranea giunsero in Romania alla fine del V millennio.

Al Neolitico medio e tardo appartengono le culture che pongono la ceramica della Romania tra le più alte manifestazioni della preistoria europea. Quelle antichissime genti vivevano in abitazioni spaziose, per lo più rettangolari, con pavimento d’argilla, raggruppate in villaggi, talvolta circondati da fossati: hanno lasciato  utensili in pietra, osso e argilla e soprattutto meravigliosi capolavori plastici. La ceramica (valga per tutte le culture  quella di  Cucuteni) è sempre ornata di motivi incisi o excisi, o dipinti, con estrema  precisione ed eleganza nel tratto (predomina il motivo a spirale-meandro) e con armonia e fantasia nella disposizione dei colori.

La

14pt">cultura di Cucuteni non è che la fase romena della cultura di Tripolye e il radiocarbonio ne data al al 3380 un primo  periodo  e  al 3ooo a.C. un secondo. Tripolye è la stazione- tipo, Vicina a Kiev, di una cultura delle età neolitica e del rame, che si formò nell’Ucraina occidentale e nella Romania orientale (la cultura di Cucuteni,  appunto) nei secoli prima  del 3ooo a.C. E’ soprattutto conosciuta per i suoi villaggi di oltre 100 lunghe case di legno e i suoi fini vasi policromi dipinti a motivi curvilinei o geometrici. Fin dal suo inizio erano in uso alcuni oggetti in rame e oro. La cultura di Tripolye terminò con l’espansione verso ovest delle culture della steppa (dei kurgan e di Usatovo).

Eccezionalmente ricca è, nel territorio oggi romeno, la produzione plastica , con statuette fittili di figure femminili (culto della fecondità) di derivazione scitica ed egea, statuette zoomorfe, vasi antropomorfi e teriomorfi (figure mostruose).

La fine del Neolitico è segnata da gravi perturbazioni e trasformazioni sociali, in coincidenza con l’arrivo di tribù seminomadi da oriente e settentrione: sono genti indoeuropee, che gli scrittori classici chiamano Traci: il loro insediamento a nord del Danubio coincide con l’Età del Bronzo (1700-1100 a.C.), distinta, in Romania, in tre fasi e documentata da varie culture. Alla prima fase appartengono oggetti decorati ancora con la spirale e il meandro, all’ultima fase si
attribuiscono le statuette femminili, di derivazione egeo-micenea, della
Transilvania, la regione delle miniere d’oro e di rame. Verso la fine dell’Età  del Bronzo compaiono in Romania gli Illiri, mentre i Traci si dividono in due popoli, dei quali l’uno si spinge a sud del Danubio e l’altro, i Daci, rimane a nord del grande fiume; un altro popolo affine, i Geti, si stanzia sulle coste del Mar Nero.

L’Età del Ferro è documentata in Romania  a partire dal sec. IX a.C. e le prime sue culture dimostrano l’esservi stata continuità con le tradizioni anteriori. Col vasto movimento di popoli che investe nei secoli seguenti la penisola balcanica emergono influense e tendenze che finiscono con l’arricchire il fertile terreno preesistente. Nel sec. VII a.C.  sulla costa pontina giungono  i Greci e dalle loro colonie entrano presto in contatto  con le genti traco-getiche dell’interno.

Tomi, oggi Constanta, porto della Romania, sul Mar Nero, non distante dal delta del Danubio, appartenente alla provincia romana della Mesia Inferiore, fu fondata da coloni greci di Mileto nel sec. VI a.C. e conobbe un’esistenza a volte difficile, perché minacciata dalle genti che occupavano l’entroterra. Lungamente contesa tra Daci e Romani, dopo un periodo di soggezione al Re dace Burebista, se ne liberò alla sua morte (44 a.C.) per entrare definitivamente nell’orbita imperiale romana nel 28 a.C. Acquisto grande fama come sede dell’esilio del famoso poeta latino Publio Ovidio Nasone.

Ovidio, nato a Sulmona nel 43 a.C., ebbe a Roma parecchie cariche pubbliche; fu amico di Properzio e di vari personaggi del suo tempo ed era benvoluto dall’Imperatore Augusto. Nel 9 d.C., per una sua colpa, mai ben precisata, cui egli stesso allude misteriosamente (error), fu da Augusto esiliato a Tomi, dove morì nel 17 d.C. Pubblicò dapprima Amores (tre libri), Ars amandi, Rimedia amoris, Medicamina faciei e la tragedia Medea andata perduta,  nella maturità 15 libri delle Metamorphoses e sei libri dei Fasti e nell’esilio cinque libri di Tristia, quattro libri di Elegiae ex Ponto, Ibis e un poema in traco-getico (mai rinvenuto). “Tenerorum lusor amorum”, cantore di avventure amorose, ingegno agile e facile, fu il più grande  poeta elegiaco della classicità, per il quale fu  vita e, negli ultimi suoi anni, conforto Euterpe.

Raggiunta una notevole prosperità, Tomi fu distrutta nel sec. VI dagli Avari.

Gli scavi, eseguiti nel sec. XX, nonostante le difficoltà opposte dalla presenza del cemtro abitato moderno, hanno  preso sviluppo nel secondo dopoguerra.  Fra le scoperte più notevoli vi è quella della del 1962, quando furono recuperate 24 sculture di soggetto religioso, forse decorazione di luoghi di culto, che, a quanto sembra, erano state nascoste in occasione di una invasione barbarica o di altra minaccia. Esse testimoniano come la città si trovasse nell’ambito di un’arte ellenistica alquanto provinciale. A Tomi si sono poi trovate tracce anche di quattro basiliche paleocristiane.

Il Muzeul de arheologie di Constanta espone la maggior parte del materiale archeologico rinvenuto nella città e nella regione dobrogeana.

 

L’antica Callatis fu pure fondata nel sec.  VI  a.C.,  da Dori

provenienti  dalla  città  di  Eraclea  Pontica,  colonia megarese   sul   Mar   Nero.    Divenuta   ben   presto   fiorente,   cadde nel sec. IV a.C. sotto il dominio macedone, per poi riprendere la propria indipendenza nella Lega Pontica. Presa nel 72 a.C. dal Condole romano Terenzio Varrone Lucullo, nel  corso  della  terza guerra mitridatica,  si  ribellò dieci anni  dopo; nel  28  a.C.  fu  definitivamente  domata.  Attaccata  dai  Sarmati, dai Geti, dai Carpi, dagli Avari e dai Goti fu via via risollevata da Costantino il Grande (306-37) e dagli Imperatori d’Oriente Anastasio e Giustiniano I (sec. VI). Nel sec.  VII  fu  definitivamente  travolta  dagli  Avari e  dagli   Slavi.

La  si  ritrova  nel  sec.  XIII  in  una  carta  pisana,  col nome di  Pangalia,  fondaco  genovese  di  notevole importanza; nel  1593 il  geografo  raguseo  Paolo  Giorni  usò  per  la  prima volta  il  nome  attuale  di  Mangalia.  

A  nord  dell’odierno  centro urbano, nel Parco degli Sports, sono visibili le vestigia della città greco-romana: notano: un grande portico con basi e rocchi di colonne, terme e case d’epoca ellenistica e romana; nelle terme,  le fondazioni d’una basilica paleocristiana a tre navate, del sec. VI; isolata e circondata da una cinta di mura,  una tomba romano-ellenica del sec.IV d.C.

Poco  più a sud, si erge un lungo tratto delle mura romane, con torri quadrate: i rifacimentisono posteriori alle invasioni barbariche.

Il Museul de arheologie, al tempo della presenza dello scrivente a Mangalia egregiamente diretto dall’archeologa romena Dr. Elena Zavatin Barladeanu, sorge di fronte al mare e racchiude tutto il materiale greco e romano tratto dagli scavi locali,  tra  cui una  superba  statua  marmorea  di  Afrodite (sec. III)  e una tomba del sec. IV con lo scheletro d’ un dignitario ivi sepolto.

 

Histria, altra città del Mar Nero, a km. 50 da Tomi, fu fondata dai Greci nel 657 a.C. Entrò  nell’orbita romana nel 72 a.C. Dapprima portofiorente, dopo l’interramento causato dalle alluvioni del Danubio, divenne il centro di una importante zona agricola.

Gli scavi, iniziati nel 1914, hanno riportato alla luce tre successive cinte murarie, con perimetri sempre più ristretti: l’unica conservatasi è del 248 d.C.

Si è pure esplorato il  Tempio (periptero) di Afrodite (sec.  V a.C.).

Histria ha restituito interessanti sculture, tra cui un kouros del sec. VI a.C., ceramiche greche e monete.

Vi sono pure avanzi di basiliche paleocristiane.    

Tra il VI e il V secolo tribù scitiche si stanziano contemporaneamente ai coloni greci nell’attusle Dobrogea. Poi, tra il IV  e il III secolo i Geto-Daci  cominciano a organizzarsi in unioni e minacciano le città greche del Ponto Eusino. E’ questa l’epoca d’oro della cultura dacica: al sec. IV a.C. sono riferibili, infatti, l’elmo d’oro  con figure a sbalzo trovato a Poiana Prahova (Muzeul de istorie, Bucaresti) e  il corredo  geto in argento di Hagighiol (Muzeul de arheologie, Constanta); scita è invece la spada bronzea di Medjidia (Muzeul de arheologie, Constanta).

Nella tarda Età del Ferro i Daci si danno una precisa organizzazione statale e, ormai a contatto con Roma,  i loro Re difendono vigorosamente le loro roccaforti. I monti Apuseni sono l’ultimo baluardo dacico, cosparso di cittadelle, tra cui Sarmizegetusa.

Di Sarmizegetusa, capitale della Dacia indipendente, quindi dal 106 d.C., col nome di Ulpia Traiana, della provincia romana, nei Monti di Orastis (Carpazi), sul luogo dell’attuale  Gradistea Muncelului, rimangono due santuari rettangolari, con allineamenti regolari di basi tonde, e due santuari rotondi. Il maggiore dei santuari rotondi, a cerchi concentrici  di pietre allineate, misurava m. 30 di diametro; le pietre allineate lungo il perimetro esterno, in numero di 360, costituivano un calendario solare.

Della Ulpia Traiana, costruita secondo la planimetria regolare del castrum, con una cinta rettangolare di m. 600 x 540, gli scavi intrapresi nel 1924 hanno riportato alla luce il Foro, con la Casa degli Augustali, e, all’esterno, le fondazioni di un anfiteatro (m. 66 x 47).

Il museo archeologico presso gli scavi espone il materiale rivenutovi, specialmente stele e rilievi funerari.

La conquista romana (103-05 d.C.) di Marco Ulpio Traiano  cancellò ogni segno della civiltà dacica? E’ fondata l’affermazione di taluni che addirittura lo stesso popolo dace scomparve dalla storia? Certo è soltanto chein nessun altro Paese la colonizzazione romana fu così intensa, condotta con gente fatta venire da tutto l’Impero, dall’Africa e dall’Asia, dalla Dalmazia e  dalla Pannonia. Ciò che i Romani lasciarono in Dacia rivela una netta discendenza italica, dai resti imponenti della capitale, Sarmizegetusa divenuta Ulpia Traiana, a Drobeta, da Tomi a Tropaeum Traiani

Drobeta, oggi Drobeta-Turnu Severin, città sita sulla riva sinistra del Danubio, in corrispondenza delle gole dette Porte di Ferro, fu fondata a difesa del ponte costruito dall’architetto Apollodoro di Damasco per l’Imperatore Traiano durante le guerre daciche. Era un castrum quadrangolare (m. 137,50 x 123) con l’ingresso sull’angolo N-W, in corrispondenza della via che conduceva al ponte. All’interno le vie, porticate, subirono notevoli modificazioni in età costantiniana.

Il Muzeul Portile de Fier contiene una sezione archeologica con i reperti della città e della regione circostante. Di Tropaeum Traiani, oggi Adamclisi, inoltre, rimangono parte delle mura costantiniane e i resti di ben sei basiliche. La città fu distrutta dagli Avari nel 587.

Nelle sue vicinanze sorge il trofeo che le diede il nome, eretto da Traiano nel 109 a.C., in ricordo di una battaglia colà da lui vinta contro Decebalo, Re dei Daci, nel 102. Il monumento era costituito da un grande cilindro, sormontato da una copertura conica reggente una bsse a sostegno del trofeo propriamente detto, che raffigurava una panoplia con figure di prigionieri a pieno tondo. Il coronamento del cilindro era ornato di metope e merli, con rilievi raffiguranti scene di combattimenti fra Romani e Daci, di uno stile spontaneo e popolaresco: esse sono fondamentali per lo studio dell’arte provinciale romana.

Non lontano dal trofeo è stata scoperta una grande ara, dedicata ai caduti di una battaglia antecedente, dell’epoca di Tito Flavio Domiziano (86-87 D.c.).

Nel 271 d.C. L. Domizio Aureliano ritira le legioni romane dalla Dacia, mentre la Mesia  (Dobrogea) resiste ancora per tre secoli, assorbendo con facilità la civiltà bizantina; le città poetiche si difendono entro solide mura e riescono anche ad abbellirsi di palazzi e chiese. Purtroppo di questo periodo quasi nulla è rimasto. Il segno del passaggio di nuovi popoli venuti dal nord  (Avari, Goti e Sarmati) è lasciato dallo stupendo tesoro di Pietrosa (Muzeul de Istorie, Bucuresti), corredo regale in oro di arte greca del sec. IV d.C. Nel sec. VI ha inizio la penetrazione degli Slavi e il loro passaggio è documentato da una serie di necropoli dislocate lungo i corsi del Siret e del Prut, in Moldavia. Ha inizio, dal sec. VI, un processo di lenta assimilazione dell’elemento slavo con le popolazioni precedenti e profondamente romanizzate. Nasce così una nuova lingua romanza, una nuova civiltà, un nuovo popolo, che, a partire dai ss. IX-X, comincia a produrre opere d’arte originali: nasce la Romania!

 

 






2011-12-16


   
 

 

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