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Tra i non pochi meriti da ascrivere a credito di questo lavoro di Carlo Di Lieto, ce n’è sicuramente uno di carattere per così dire tecnico: l’aver affrontato, senza minimamente scoraggiarsi, cinquant’anni di scrittura creativa in Campania in un excursus affascinante per la proposta esegetica in chiave psicanalitica, ma ancor più determinante ai fini di un bilancio dell’attività di molti protagonisti di assoluto rilievo della scena letteraria e tuttavia, se non poco apprezzati, certamente non valorizzati adeguatamente. Il tutto in un possente studio critico, con ampi stralci antologici, di oltre settecento pagine. Ma bene ha fatto Di Lieto a porsi il problema storico di un resconto che grazie al suo lavoro sarà d’ora in avanti anche di sprone per chi vorrà porsi il problema dell’ ”approach” critico di un periodo di grande travaglio artistico ma contrassegnato anche e fortunatamente dalusinghieri risultati. Di Lieto si pone principalmente dal versante della poesia e questo meriterebbe una chiosa ulteriore nel senso che se è vero come risulta da tutti i dati statistici che leggere diventa sempre più un “passatempo” per pochi eletti (o reietti?), la poesia è stranamtente al tempo stesso la cenerentola delle lettere ma anche l’espressione artistica più praticata da chi in qualche misura o comunque a suo modo avverte l’esigenza di comunicare. Di Lieto fa ovviamente la sua scelta nel senso che sviluppa il proprio “racconto” (si è detto che il registro è quello psicanalitico) attraverso l’opera di quattordici diremmo “poeti laureati” (secondo la consuetudine anglosassone), vale a dire un novero di scrittori che rappresentano in ogni caso e non solo per la Campania la certezza di un traguardo. I nomi sono ovviamente tutti di indiscusso spessore, perché Di Lieto analizza l’opera di autori come Marco Amendolara, Giuseppina Luongo Bartolini, CarloFelice Colucci (da una cui silloge Di Lieto ricava il titolo stesso del suo volume), Giannino Di Lieto, Luigi Fontanella e poi ancora Alberto Mario Moriconi, Ugo Piscopo, Antonio Spagnuolo, Ciro Vitiello. E si capisce che ci troviamo di fronte all’architrave stessa che ha sorretto i cinquant’anni di poesia che offrono ora al critico la materia essenziale per la sua esegesi. Il libro di Carlo Di Lieto, frutto di un lavoro minuzioso ed appassionato, impegnerà inevitabilmente il lettore (ed il recensore) in un’opera di periodica rivisitazione che come si segnalava all’inizio va probabilmente controcorrente, ma il cui esercizio non resterà infrutttuoso, perché al di là della stretta pertinenza critica, il testo dello studioso napoletano ci può aiutare a capire anche uno spaccato che va oltre la pura e semplice (ma ovviamente sempre utilissima) valutazione critica, giacchè esso ci permette dicomprendere come “l’alta densità poetica “ di una città come Napoli e di un territorio come la Campania rappresenta la testimonianza (e la disponibilità) di una intelligenza creativa che probabilmente mai come in questo momento può tornare utile per le sorti della vita civile del nostro intero paese. Antonio Filipetti Carlo Di Lieto. “La Bella Afasia”,Cinquant’anni di poesia e scrittura in Campania (1960-2010) Prefazione di Sandro Gros-Pietro, Genesi Editrice,pp.750,euro,30,00 |