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Pasolini, Lucia Visca: -Quel 2 novembre si voleva chiudere il caso alla svelta- |
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Nella notte tra il 1 e il 2 novembre 1975 l’intellettuale Pier Paolo Pasolini viene ucciso in maniera brutale: battuto a colpi di bastone e travolto con la sua auto sulla spiaggia dell’idroscalo di Ostia. Il cadavere irriconoscibile, viene ritrovato da una donna alle 6 e 30 circa. Sarà l’amico Ninetto Davoli a riconoscerlo. La prima cronista ad essere arrivata sul luogo dell’omicidio è Lucia Visca , all’epoca ventiduenne, del quotidiano “Paese Sera”. Esce in questi giorni, a 35 anni dalla morte di Pasolini, il volume “Pier Paolo Pasolini, una morte violenta”, edito da Castelvecchi e scritto dalla giornalista. La mattina del 2 novembre del 1975, quando all’Idroscalo di Ostia fu scoperto il cadavere di Pier Paolo Pasolini, Lucia Visca fu la prima cronista ad accorrere sulla scena del delitto. Cosa vide in quelle prime ore? -Vidi molta approssimazione e voglia di chiudere il caso. Certo, civolle parecchio tempo prima di capire chi fosse. La coppia di anziani che scoprì il corpo abitava in una baracca da quelle parti: all’inizio scambiò il cadavere per un sacco di mondezza che i vicini per sfregio continuavano a lasciargli davanti alla baracca. Poi Pasolini fu scambiato come uno dei tanti morti di malavita che affollavano il litorale: la criminalità delle batterie romane era feroce-. Uno degli errori più grossolani, se di errore si può parlare, è stato l’aver trascurato i primi indizi sul luogo del delitto. -È stata trascurata l’impossibilità che Pino Pelosi avesse potuto agire da solo. C’è un elemento che tortura da anni sia me sia i cronisti dell’epoca. La macchia di sangue sul polsino del maglione bianco di Pelosi. Questo indizio è stato sottovalutato: mentre tutto quello che era sul luogo del delitto, con il beneficio dell’inventario, ma il fatto che un ragazzino gracile, spaventato, con una sola macchia di sangue... Non c’è corrispondenza tral’assassino e il cadavere-. Come si riuscì ad identificare il corpo? -Perché il cadavere era "firmato": la camicia che venne trovata a 70 metri dal corpo di Pasolini conteneva ancora l’etichetta della lavanderia, con la scritta del proprietario. Ovviamente, il ritrovamento di Pelosi sul litorale alla guida dell’automobile di Pasolini fece collegare i due eventi. Ma solo tre ore dopo arrivò l’identificazione ufficiale di Ninetto Davoli-. Voi giornalisti presenti sul posto, eravate consapevoli di ciò che era accaduto? -La consapevolezza è arrivata solo quando arrivò sul posto la Squadra mobile di Roma, quando giunse Fernando Masone. Solo quando scese Masone capimmo la gravità dell’avvenimento. Ci si rese conto che era accaduto qualcosa di molto grave per la cultura e per il mondo-.ami-valentina venturi |
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2010-10-29
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