MACCHIAIOLI a MONTEPULCIANO
Capolavori e inediti privati
 






Museo Civico - Montepulciano
Dal 24 aprile al 26 settembre 2010
di Pullo M. Rosaria




Plinio Nomellini
I ranaioli
olio su tela, 1901 ca.

Settanta opere celebrano uno dei movimenti artistici che più seppe innovare il linguaggio figurativo tra Ottocento e Novecento.
Una peculiarità che permetterà al visitatore di approfondire la conoscenza di una stagione artistica quanto mai ricca di idee e di sperimentazioni, come quella che ebbe come protagonisti Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Silvestro Lega, Odoardo Borrani e infine i loro allievi, primo fra tutti Plinio Nomellini.
Sei le sezioni che scandiscono in ordine cronologico lo sviluppo della "rivoluzione" introdotta dalla pittura di macchia:
Alla  base c’era una sorta di depotenziamento del rigore metrico della “macchia” causato dalle mutate condizioni della società italiana che, raggiunta l’unità nazionale, lasciava sfiorire per sempre il rigoglio ideale e etico dell’epopea risorgimentale.
I principi estetici sottesi alla poetica, divenute l’abbecedario della generazione tardo-macchiaiola,  prevedevano un cammino aperto a soluzioni non univoche, fermo restando l’avversione per l’arte accademica da un lato e dall’altro per l’arte alla moda di Fortuny. C’era poi, soprattutto tra i giovani sopra citati, la volontà e l’istinto di compiacere le richieste della critica.
Nel contesto attuale degli studi avanzatissimi che hanno ad oggetto i Macchiaioli, studi che fanno tesoro di una letteratura ormai secolare e che pure trovano ragione e motivo di  ulteriori approfondimenti, complici le numerose iniziative espositive che promuovono nuove occasioni d’incontro con questo originale movimento pittorico.
L’arte dei macchiaioli nasce dal connubio tra arte e vita quotidiana, tra semplicità del vivere ed essenzialità dei mezzi pittorici, termini entro i quali tali pittori calibrarono  le loro potenzialità espressive, una nuova  dimensione antiretorica e  intimamente solenne del Vero.  Fuori dal penetrale domestico la realtà del nuovo Stato italiano offre materia di  riflessioni : la sofferenza
dei moderni prometei che lungo l’argine dell’Arno trascinano contro corrente un’imbarcazione, scena che si carica di un efficace significato di drammatica attualità nel contrasto con la bellezza naturale e architettonica di Firenze richiamando l’attenzione sui problemi sociali. mentre le statuarie canefore ritratte da Fattori nella  verdeggiante campagna livornese, le macchiaiole,  propongono  un nuovo obiettivo di bellezza agreste all’arte e alla vita. 
Il primo tempo della “macchia” si compì al Caffè Michelangiolo. Questo locale del centro storico di Firenze,
E’ quanto mai vero che la “macchia” ebbe origine da  una complicità di intenti e di avvenimenti misurabile, a posteriori, dalla complessità delle relazioni e delle esperienze che la società del Michelangiolo seppe alimentare. Ragion per cui se la coraggiosa proposta inizialmente fu di un  gruppo toscano  essa fu
Giuseppe De Nittis
La masseria
olio su cartone, 1865-67
partecipata da altre scuole regionali, con il fine  di raccogliere sotto il vessillo della “macchia” e la bandiera del “realismo”, un movimento progressista.  . Dopo l’esposizione universale del 1855 gli artisti del Michelangiolo si dettero anima e cuore ad applicare nei diversi campi d’interesse, ossia il quadro di storia, il paesaggio, la scena di genere, così si iniziò a privilegiare la pittura di paesaggio.
Il Naturalismo internazionale  ritrae l’aspetto un po’ provinciale, ma laborioso di Firenze, aspetto  che più soddisfaceva il suo temperamento schietto e istintivo. Negli ampi viali, nati dallo scempio delle mura cittadine, all’ombra dei giovani platani, la gente transita tra i carri che giungono dalla campagna con le materie prime, e le carrozze padronali che corrono veloci sul polveroso sterrato; ai lati, alte cinta di mura celano eleganti edifici e segreti giardini pensili. Per niente condizionato dalla camera ottica signoriniana, né tanto meno corrivo al gusto della elegante tranche de vie, che trovava in Signorini e ancor prima in De Nittis e Boldini i suoi maggiori interpreti, Fattori non rinuncia affatto al suo linguaggio robusto e virile, bensì ne dimostra la straordinaria duttilità nel cogliere il particolare garbatamente mondano della snella figurina vestita in azzurro,  nota di colore acceso nella composita tavolozza dei bianchi, degli ocra, dei bruciati suoi tipici. Queste stesse tonalità cromatiche caratterizzano la stesura dello splendido L’arrivo dei barrocci, e del piccolo, intenso Sosta sotto la pioggia non più visto da molto tempo.
Si parla fra gli artisti di una nuova scuola che si è formata, e che è stata chiamata dei Macchiajoli. La pittura macchiajola ha fatto più volte la sua comparsa.
Da qui  ha origine la poesia dei Macchiaioli; quella poesia che scaturisce dall’amore per la vita, per la libertà, per la giustizia, intesa quest’ultima nel senso più ampio del termine.
Un nuovo concetto di Realtà si era venuto infatti affermando: esso stava a indicare non più soltanto l’apparenza immediatamente percettibile del mondo, bensì il “realismo” in pittura non si misurava più semplicemente nella capacità di mimesi del dato naturale (in base a questa idea si poteva parlare di vari realismi ricorrenti nella storia dell’arte, oltre a quello per eccellenza del Caravaggio), bensì nella capacità di restituire “attraverso la Forma”, “lo spirito” di una società e di un’epoca.
Dunque il Realismo storico ottocentesco si basava da un lato sulla convinzione della perfetta conoscibilità del mondo esterno; dall’altro sulla decisa valorizzazione della componente individuale e soggettiva attraverso la quale tale processo conoscitivo poteva avvenire.
Nel corso degli anni la ricerca dei Macchiaioli produce un radicale rinnovamento della pittura di paese e, contestualmente,  l’affermazione  di una dimensione epica della realtà quotidiana: cioè complessità naturale e sociale.






2010-05-01


   
 

 

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