I DUE IMPERI
L’AQUILA E IL DRAGONE
 






Palazzo Reale - Milano,
dal 1-04-2010 al 5-09-2010




CINA E ROMA: IMPERI GEMELLI
Duemila anni fa, pressappoco la metà della specie umana viveva sotto il controllo di due grandi potenze, l’impero romano e l’impero Han, alle estremità opposte dell’Eurasia.
Entrambe le entità erano sostanzialmente simili in termini di dimensioni. Entrambe erano costituite da circa 1.500 - 2.000 distretti amministrativi, e impiegavano centinaia di migliaia di soldati. Erano entrambe gestite da Imperatori-Dei, che risiedevano nelle più grandi città che il mondo avesse visto finora.
Ogni impero controllava circa 4 milioni km quadrati di territorio. Il censimento Han dell’anno 2 AC registrava 59,6 milioni di individui. La popolazione romana imperiale entro la metà del secondo secolo DC crebbe fino a circa 65/70 milioni di individui. Recenti ipotesi riguardanti il numero totale della popolazione umana nei primi due secoli AC porta ad un numero variabile da 170 a 330 milioni di individui.
Entrambi gli Stati pretendevano di governare il mondo intero, Orbis terrarum e Tianxia (quello che sta sotto il Cielo), ed entrambi dovettero gestire tensioni tra governo centrale e realtà locali. Subirono quasi identicamente la pressioni generata dalla formazione di stati secondari di là delle loro frontiere e successivamente le infiltrazioni dei cosiddetti "barbari".
Vissero anche una parabola discendente similare: una metà dell’Impero - il nucleo politico originario, all’ovest in Europa, nel nord in Cina – venne prima indebolito dai signori della guerra e poi conquistato dai "barbari", mentre l’altra metà veniva preservata da un regime tradizionalista.
E’ stato solo a partire dalla fine del sesto secolo AD, che le due traiettorie hanno cominciato a divergere, prima lentamente, ma più drammaticamente nel corso del tempo, tra il ciclico restauro di un impero cinese in Oriente e il declino dell’impero e di un sistema di governo centralizzato in Occidente, seguito dalla lenta creazione di un sistema policentrico di Stati che resistettero a ogni tentativo di imporre un’egemonia europea, per non parlare di unificazione, paesi che, in ultima analisi, si sono evoluti negli attuali stati-nazione di epoca moderno.
LA GEOGRAFIA DEGLI IMPERI
Entrambi gli imperi condividevano una caratteristica fondamentale, quella di essere situati all’interno della zona temperata della cosiddetta Eurasia, un area geografica che, grazie al suo clima, alla flora e alla fauna ha storicamente favorito lo sviluppo di comunità politiche di grandi dimensioni.
I due imperi hanno avuto in comune una divisione in due distinte sfere ecologiche: nel caso di Roma, un nucleo del Mediterraneo e una periferia settentrionale in Europa continentale, mentre per la Cina, una lunga pianura alluvionale ed una periferia meridionale calda e
I due Imperi
umida.
Tuttavia, la geografia degli Imperi presentava anche delle differenze sostanziali, in particolare il fatto che l’impero romano si trova centrato in un nucleo molto favorevole alle comunicazioni, al trasferimento di merci e persone, ed alla proiezione di potenza, mentre la Cina, costituita da valli fluviali separate da catene montuose (almeno prima della creazione degli ambiziosi sistemi di canali a partire dal sesto secolo DC), aveva di fronte ben più importanti ostacoli fisici all’integrazione.
Infine, mentre i principali fiumi occidentali come Rodano o Danubio convergono sul mare interno, i fiumi cinesi scorrono verso est, rafforzando così la separazione regionale.
D’altra parte, la Cina è ben più compatta (in termini di rapporto tra superficie del paese e lunghezza delle frontiere) e autonoma, protetta da montagne e mare su tre lati, e aperta solo alle aride steppe dell’Asia centrale, mentre il territorio temperato nella parte occidentale ha un’estensione doppia da ovest ad est (tra l’Atlantico orientale e l’Iran), ed una frontiera molto più permeabile a nord-est.
Dobbiamo chiederci se, ed in quale misura, queste caratteristiche contrastanti fecero si che mentre il “cuore” dello stato cinese (conservativamente definito come la regione controllata dall’impero Qin al momento della massima estensione nel 214 AC) è rimasto unito per 936 dei suoi oltre 2.220 anni di storia, ovvero il 42 per cento del tempo, mentre il conteggio per la corrispondente sezione occidentale (quella sotto il dominio romano alla morte di Augusto nel 14 DC) si è conservata unita per forse tre secoli e mezzo, soltanto il 18 per cento dei 1.998 anni di storia. Ancora più importante, negli ultimi sedici secoli, il nucleo dell’Impero Occidentale non è mai più stato unito. Solo l’impero Omayyade è mai riuscito a federare tutta la strada da l’Atlantico all’Indo, e questo, per soli quaranta anni.
PARALLELISMI
Sia l’impero romano che quello Qin-Han sono stati costruiti a partire dai modelli forniti dagli Stati antecedenti e successivamente ampliati: in Occidente, la ricca cultura del Medio Oriente nel Mediterraneo si estese verso l’Europa continentale, ad Oriente a partire dalla zona degli Wei e delle valli del Fiume Giallo nella pianura centrale per poi estendersi al sud.
In Oriente, il contesto culturale di base venne creato a partire dalle comunità degli Shang e dei Zhou Occidentali (1600-771 AC circa) con la loro cultura dominata dalle élite locali e la diffusione delle città-guarnigione in tutta la Pianura Centrale. Nel Mediterraneo, lo stesso ruolo, la ebbero la diffusione degli insediamenti in tutto il litorale mediterraneo (a partire dall’VIII secolo AC) e l’ellenizzazione delle élite locali.
In entrambi i casi una prima fase (fino a circa il 500 AC) vede la nascita di sistemi politici al margine occidentale di un territorio molto più ampio, un
Fiasca con corpo schiacciato 
posizionamento geografico che spinse tanto Roma quanto i Qin ad una focalizzazione sulla capacità militare. Tuttavia, mentre lo stato di Qin era già legato in un sistema più ampio di Stati (la rete feudale dei Zhou occidentali), Roma, molto più lontana dai "grandi poteri" del Levante, rimase autonoma costruendo un sistema di rapporti regionali con le città latine ed etrusche.
Nel quinto e nel quarto secolo AC, entrambi gli stati crebbero a livello di potenze regionali entrando in conflitto con i concorrenti paragonabili: nel centro Italia, nel caso di Roma, e nella " terra fra i passi “ (il Guanzhong) nel caso dei Qin. Entrambi i sistemi politici continuarono a mantenere la loro indipendenza, perché erano fisicamente schermati dai conflitti con le "grandi potenze" nelle regioni più sviluppate ad est. Entrambi poterono quindi accumulare capacità militari senza scontrarsi con stati militarmente più potenti.
Il quarto secolo AC e l’inizio del terzo hanno portato Roma e
Qin al potere egemonico su un ampio settore: Roma conquista tutta l’odierna Italia e i Qin conquistano il Sichuan. Ancora una volta, questa crescita si verifica per entrambi senza gravi conflitti con le grandi potenze dei rispettivi territori ad Est, ai quali entrambi i nuovi Stati si erano progressivamente avvicinati, Roma con la conquista della Grecia, i Qin con la pressione sul regno dei Wei.
Una spiegazione potrebbe anche essere data dal fatto che tanto Roma quanti i Qin beneficiavano di una protezione naturale grazie alla geografia dei rispettivi confini: il mare e le Alpi in Italia e le catene montuose nei territori dei Qin. Il successo delle campagne di espansione rafforzarono a Roma la leadership dell’aristocrazia e in Cina la monarchia dei Qin.
A partire dal terzo secolo AC, si registra l’egemonia di ciascun Impero su tutto il territorio attraverso una serie guerre, dal terzo al primo secolo AC a Roma e alla metà del terzo secolo AC in Cina. In entrambi i casi, l’egemonia precede il dominio diretto, anche se la proto burocratizzazione dei Qin facilitò una più rapida annessione rispetto alle limitate capacità amministrative del regime oligarchico a Roma. Inoltre, in entrambi i casi, le conquiste su larga scala innescarono processi di aggiustamento violenti: in Oriente, con il passaggio dalla “macchina da guerra” dello Stato di Qin al regime apertamente centralizzatore dei primi Han, e in Occidente una transizione più lunga sostituì l’oligarchia con una monarchia militare. Data la natura più profonda di quest’ultimo spostamento, il conflitto a Roma fu più sostenuto, ma in entrambi portò allo stesso risultato: una monarchia con, almeno in un primo momento, una forte partecipazione aristocratica.
I primi due secoli AD a Roma e il periodo dal II secolo AC al II secolo DC in Cina, furono caratterizzati da un rallentamento del processo di espansione e da una crescente omogeneizzazione interna. In entrambi i casi, si assiste al rafforzamento delle potenti élite
Alcesti e Admeto
Affresco, h 166 cm, larghezza 145 cm  I secolo d.C. Proveniente da Ercolano (1740)  Napoli, Museo Archeologico Nazionale
locali che collaboravano con lo Stato, ma ne riducevano il raggio d’azione.
Questo processo venne temporaneamente interrotto nel terzo secolo AD da conflitti con i potentati locali e i signori della guerra che produssero una frammentazione temporanea, una crisi che venne più facilmente contenuta dai militari professionisti dell’Impero Romano che dai signori dei Tre Regni in Cina.
La fase di restauro fu molto più lunga e, almeno temporaneamente, con maggiore successo a Roma, rispetto a quanto avvenne nello stato di Jin, dilaniato da conflitti intestini, ma in entrambi i casi finì nella conquista da parte dei barbari, dagli inizi del IV secolo AD nel nord della Cina e dal quinto secolo AD nell’Impero Romano d’Occidente.
In entrambi i casi conquistatori si fusero con le élites locali, e fecero notevoli progressi quelle religioni trascendenti , il cristianesimo ed il buddismo che si proponevano in autonomia dallo stato.
I tentativi di restaurazione nel sesto secolo AD ebbero più successo in Cina che nel Mediterraneo, tuttavia, è stato solo in seguito che lo sviluppo dei due Imperi diverge nettamente, tra il consolidamento Tang in Oriente e la quasi distruzione del Romano d’Oriente o "bizantino" da parte dei persiani e degli arabi e la successiva frammentazione politica degli Stati successori (Islamici o Franchi), un processo che è stato particolarmente lungo e intenso in Europa occidentale. Questi sviluppi segnarono l’inizio “grande divergenza "che ha portato alla creazione degli imperi Song, Yuan, Ming e Qing in Cina, e si conclude con la creazione dell’attuale Repubblica Popolare, ed al radicamento progressivo del policentrismo in Europa.
CONVERGENZE
Non vi furono differenze sostanziali tra Roma e la Cina ad impedire uno sviluppo convergente nella formazione degli Stati. La differenza più evidente tra Roma e la Cina, può essere identificata nella crescente centralizzazione del periodo degli Stati Combattenti che creò delle strutture statali più forti di qualsiasi cosa esistente in Europa prima del periodo moderno.
Durante il periodo degli Stati Combattenti i Qin attuarono riforme volte ad aumentare la competitività militare nei confronti dei rivali e nel quarto e terzo secolo AC, spezzarono il potere della nobiltà ereditaria, riorganizzando tutto il territorio in trentuno distretti uniformi di arruolamento (xian), creando una griglia di trasporti in tutto il paese, classificando l’intera popolazione in diciotto livelli, divisi in gruppi di cinque e dieci per una migliore sorveglianza, istituendo premi per il valore militare, imponendo una codificazione del diritto penale, e una standardizzazione di valute, pesi e misure. Queste riforme, per quanto imperfettamente attuate, in pratica furono importanti per la creazione di uno stato omogeneo, e miravano ad estendere il controllo dello Stato in tutti i livelli della società, concentrando
Gruppo di due figure  cosiddetto Oresteed Elettra)
il potere nelle mani del re, portando il potere dello Stato e l’autonomia del governo centrale a livelli senza precedenti, e presumibilmente consentirono ai Qin di mobilitare e distribuire forza lavoro e potere militare in numeri impensabili in precedenza con spostamento di centinaia di migliaia di anime.
Alcuni sostengono che questo sviluppo è stato, in ultima analisi, una funzione di una prolungata ed inconcludente guerra tra concorrenti alla pari, in un ambiente in cui solo l’intensificazione poteva produrre risultati decisivi.
Quando lo stato di Qin, assorbì suoi rivali tra gli anni 230 e 220 AC, il regime del Primo Imperatore tentò di imporre e perpetuare questo sistema in tutta la Cina, ma in assenza di una forza centripeta (la competizione tra Stati), questo tentativo produsse una resistenza attiva che portò rapidamente al rovesciamento del regime di Qin e ad una riaffermazione delle forze regionali che infine crearono la monarchia Han.
Ci volle almeno mezzo secolo perché la nuova dinastia riuscisse a limitare l’autonomia regionale e aristocratica, un processo che è stato aiutato dal conflitto con i Xiongnu, confermando, il principio che fare la guerra porta alla creazione di uno Stato forte. Con l’usurpazione di Wang Mang nel primo secolo AD e le conseguenti guerre civili, l’orologio è stato portato ancora una volta indietro di 200 anni, ripristinando il potere delle cricche regionali. Alla fine, il crescente potere dei signori provinciali e degli ex comandanti divenuti signori della guerra cospirò per minare e infine eliminare il governo centrale alla fine del secondo e all’inizio del terzo secolo AD.
Negli ultimi tre secoli AC, Roma ha compiuto conquiste nella stessa scala dei Qin, senza una intensificazione paragonabile dell’attività di governo. In entrambi i casi l’espansione fu resa possibile dalla coscrizione dei contadini.
Nel IV secolo AC, quando si trovò di fronte a concorrenti di paragonabile forza e organizzazione militare all’interno della penisola italiana, Roma introdusse una serie di riforme per rafforzarsi che riflettono molte di quelle fatte dai Qin nello stesso periodo, anche se di solito in maniera più attenuata: l’introduzione di imposte dirette per finanziare la guerra (tributum), il rafforzamento dei contadini con l’abolizione del schiavitù per debiti, l’espansione della coscrizione in tutta la cittadinanza, la registrazione periodica degli adulti, la creazione di trentacinque distretti di coscrizione (tribus), funzionalmente almeno in qualche modo paragonabile ai trentuno xian dei Qin; concessione ai soldati di appezzamenti di terra nei territori annessi.
A partire dal 295 AC, e sicuramente dopo il 202 AC, Roma non ebbe più stati concorrenti con corrispondente potenziale di mobilitazione. Questo, e la conseguente assenza di una prolungata guerra inconcludente contro altri Stati, ovviò alla necessità di una incisiva riforma interna che promuovesse la centralizzazione e la burocratizzazionepermettendo a Roma di avere successo senza una ristrutturazione interna paragonabile a quella necessaria ai Qin, per fare fronte al sistema fortemente competitivo degli Stati Combattenti. E d’altra parte la burocratizzazione spinta era logicamente incompatibile con il regime della repubblica romana, controllato da un piccolo numero di individui di stirpe aristocratica e basato sul capitale sociale, sui rapporti clientelari e sulla manipolazione delle rappresentazioni rituali per mantenere il potere, e più prosaicamente sulla rete di amici, clienti, schiavi e liberti per adempiere ai fondamentali compiti amministrativi. L’irreggimentazione della partecipazione popolare alla politica creò un sistema di arbitraggio che in uno stato maggiormente organizzato sarebbe stato fornito da un monarca debole. La gestione finanziaria, che poteva richiedere una maggiore concentrazione di capitaIe umano, era in gran parte in appalto a ditte private. In questo contesto, l’esercito divenne l’unica istituzione a raggiungere un certo livello di professionalizzazione. Questo, a sua volta, ha gettato le basi per la crescente autonomia del potere militare verso la fine della Repubblica, facilitando l’apparire dei signori della guerra e la creazione di una monarchia militare. Il regime oligarchico dello Stato romano si è mantenuto finché il potere politico, militare e ideologico erano strettamente legati e controllati da uno stesso collettivo aristocratico. Una volta che il potere militare si è liberato da vincoli politici e ideologici, la regola del collettivo è stata sostituita dai signori della guerra e dai monarchi, che gestivano il potere politico attraverso un esercito professionalizzato e dei tradizionali meccanismi di patronato.
La differenza principale con la Cina fu che il potere militare è stato in gran parte (anche se non sempre) contenuto con successo e per un lungo periodo, fu addirittura emarginato dal potere politico-ideologico. La quasi perfetta fusione Han del potere politico e ideologico è una funzione delle riforme centralizzatrici del periodo degli Stati Combattenti e la successiva adozione di un sistema ibrido di credenze Confuciane-Legaliste hanno rafforzato l’autorità dello Stato.
Nel corso del tempo, entrambi i sistemi sperimentarono quello che si potrebbe chiamare una "normalizzazione" del grado di controllo dello Stato, ritornando verso una condizione osservata nella maggior parte degli stati pre-imperiali.
I Qin degli Stati Guerrieri e la Roma repubblicana iniziarono agli opposti: i Qin erano insolitamente centralizzati e burocratizzati, mentre Roma era gestita da un collettivo e dipendeva fortemente dai privati. Questa differenza drammatica può aver influito il ritmo differenziale di conquista, ma non ha avuto impatto sul risultato finale, cioè il dominio finale di tutto il territorio. Nel corso del tempo, i sistemi politici iniziarono a convergere, un processo che iniziò nel 200 AC in Cina e alla fine del primo secolo AD aRoma.
E’ infatti l’impero romano nella sua maturità nel quarto secolo AD ad assomigliare all’impero Han in termini istituzionali. Entrambi gli imperi erano infatti suddivisi in circa 100 province, con distinte autorità civili e militari che erano a loro volta controllate da una decina di ispettori ( "vicario" e "pastore", rispettivamente), l’amministrazione centrale era organizzata attorno a un certo numero di ministeri (il praetorio praefectus , magister officiorum, praepositus sacri cubiculi, e magister mititum a Roma, le “Tre "eccellenze" e i "Nove Ministri" in Cina). La "prima cerchia" e i suoi agenti, gli ineludibili eunuchi, guadagnarono gradualmente influenza rispetto alla istituzioni statali, mentre l’imperatore era sempre più isolato. Anche l’imperatore-bambino, gestito da una potente reggente, a lungo comune in Cina, ma raro a Roma, apparve nel tardo impero romano.
In ultima analisi, la differenza principale nella organizzazione politica e amministrativa tra Roma e la Cina può essere spiegata con differenze iniziali del tipo di regime. Nel caso di Roma, un governo collettivo aristocratico era riluttante ad annettere territori conquistati, per mancanza di burocrazia (non solo durante la Repubblica, ma anche durante i primi tre secoli della monarchia), e per l’uso continuo di aristocratici come delegati del governante e comandanti militari. In Cina, al contrario, la centralizzazione, la creazione di Stati territoriali, e la perdita di potere di aristocratico facilitarono l’annessione rapida e l’espansione burocratica. Tuttavia quando le crisi politiche e militari fornirono nel terzo secolo AD un impulso verso le riforme, le istituzioni dello stato romano iniziarono rapidamente a convergere con quelle dello Stato Han: una forte espansione numerica della burocrazia, censimento e tassazione, separazione tra amministrazione militare e civile, creazione di gerarchie formali e di sfere di competenza all’interno dell’amministrazione, e rottura dei tradizionali legami tra il sovrano e la sua corte, da un lato e la capitale e l’entroterra dall’altro.
L’idea diffusa che la Cina imperiale era notevolmente più "burocratizzata" rispetto all’Impero Romano non è infatti del tutto vera: il numero di funzioni apicali nella burocrazia era essenzialmente lo stesso in entrambi gli Stati: alcune centinaia di persone.
La differenza più significativa tra Roma e la Cina era a livello cittadino. Innanzitutto, le città Han non ebbero mai un sistema di autogoverno comunale o elezioni: i burocrati Han quasi sempre provenivano da province diverse di quelle in cui operavano. Così, mentre molti dei circa centomila amministratori provinciali e impiegati nel libro paga dell’Impero Han o i quasi centomila consiglieri comunali romani provenivano da background simili (élite sociali o "nobili"), i due gruppi operavano in contesti sociali diversissimi: come leader delle proprie comunità nell’Impero Romano e come più distaccati agenti dello Stato per gliHan.
Inoltre, le città romane si basavano in maniera più marcata su schiavi pubblici, che su funzionari stipendiati.
Solo molto tardi, alle città romane fu stato assegnato un rei publicae curalor o ciliitatis defensor esterno. Anche così, ci si può chiedere se i risultati finali differivano notevolmente: schermatura delle risorse da parte delle élite locali durante l’Impero Romano e l’affitto cerca da importanti ufficiali Han che entrambi avrebbero interferito con la riscossione delle entrate per conto dello Stato.
Sarebbe poco saggio sopravvalutare la dimensione meritocratica dei primi burocrazia cinese: molti agenti dello Stato Han ottennero il loro ufficio tramite raccomandazioni dalle élite locali come nell’impero romano,attraverso il patrocinio semplice, o acquistando gli uffici, come nel tardo impero romano.
Alla fine, anche la vantata separazione di autorità militare e civile in Cina e il contenimento del potere militare da parte di potere politico-ideologico fallì in modo spettacolare. E ’vero che a Roma, il potere militare era stata a lungo più autonomo rispetto alla Cina, ma dal tardo secondo secolo DC, la Cina è cambiata rapidamente, raggiungendo e superando ben presto le corrosive abitudini romane e allo stesso modo ha cominciato a soffrire per mano di militari e di pretendenti usurpatori. In entrambi i casi, inoltre, si osserva l’infiltrazione di "barbari" Xiongnu, Xianbei, e Qian in Cina, Goti, Burgundi, e altri in Occidente, i gruppi che avevano nominalmente accettato il dominio imperiale, ma sempre esercitato l’autonomia politica.






2010-03-24


   
 

 

© copyright arteecarte 2002 - all rights reserved