Macro ,Museo d’Arte Contemporanea
in mostra:Enzo cucchi,Oscar Savio,Ilya-Emilia Kabakov,Arteitaliana anni 1960-70,Diego valentini e Pietro Ruffo
 






Macro,Museo d Arte Contemporanea-Roma-
dal 23-01-2010 al 05-04-2010




Enzo Cucchi

MACRO, Museo d’Arte Contemporanea di Roma ,l’operazione promossa dalla nuova direzione di Luca Massimo Barbero è chiarissima: superare gli steccati che da sempre hanno diviso spettatori e realizzatori dell’arte.
Promueve e caratterizza le varie forme del contemporaneo in arte sia la necessità di coinvolgere attivamente lo spettatore ma, di attiva copartecipazione all’opera delle  cinque proposte in essere (visitabili fino al 5 aprile)
ENZO CUCCHI COSTUME INTERIORE
Un visionario “Costume interiore” che il visitatore è invitato a percorrere sia salendo verso l’alto sia scendendo verso il basso, come la linfa vitale che scorre nell’organismo di un grande albero immaginario.
Nell’ottica di conferire una identità sfaccettata e sorprendente a tutti i propri spazi, il 22 gennaio 2010 il MACRO presenta al pubblico un nuovo lavoro nella propria hall centrale: la grande installazione di Enzo Cucchi Costume interiore. Una visionaria torre composta da tre sovrapposte forme cilindriche in metallo, praticabili dal visitatore, il quale è invitato ad entrarvi per scoprire l’universo di immagini in esse racchiuso, fatto di presenze antropomorfiche e volumi sospesi (teste, teschi, agglomerati di pittura, sfere sottili), che risuonano come un contrappunto al contempo emotivo e visivo: un “costume interiore” appunto. Nata dal legame fondante del lavoro di Cucchi con la dimensione teatrale (che traduce nel “costume” l’abito della rappresentazione), l’opera diviene un luogo altro, intimo, “interiore”, in cui percorrere un viaggio visionario, ai primordi dell’immagine e del sentire.
In una evoluzione naturale, l’opera Costume interiore presentata dall’artista nel cortile della Reggia di Capodimonte a Napoli con elementi separati e dislocati orizzontalmente, trova in questa nuova occasione una propria inedita traduzione monumentale, con le tre forme collocate una sopra all’altra in una verticalità percorribile sia verso l’alto che verso il basso: in essa, l’occhio del visitatore potrà entrare per salire e scendere in questo volume come la linfa vitale che scorre nell’organismo di un grande albero immaginario.
Architettura ideale nell’architettura reale, l’opera di Cucchi è un luogo nel quale il visitatore può entrare in relazione con le sue presenze visive secondo inedite e ravvicinate modalità di incontro e identificazione. Il MACRO conferma in questa occasione la propria vocazione a recepire le multiformi voci del contemporaneo, secondo una visione libera e trasversale, e a collaborare con artisti che proprio dallo spazio del museo traggono anche ispirazione per interagire con il pubblico.
ARCHITETTURA IN BIANCO E NERO
NELLE FOTOGRAFIE DI OSCAR SAVIO
Con la mostra Architetturain bianco e nero nelle fotografie di Oscar Savio. Immagini dalla Fototeca del CRDAV -a cura del Centro Ricerca e Documentazione Arti Visive (CRDAV) del MACRO - si rende omaggio a Oscar Savio (Padova, 1912 – Roma, 2005), figura fondamentale, quanto schiva, nell’ambito della fotografia d’arte del Novecento. Le immagini appartengono alla Sezione Architettura del Fondo Savio, acquistato dal Centro nel corso degli anni ’80 e costituito in gran parte da foto di opere d’arte contemporanea e da una significativa sezione di immagini di architettura moderna. E’ questo il momento conclusivo di un progetto di studio condotto sull’intero corpus della Sezione stessa da Vitina Portoghese della Fototeca del CRDAV in collaborazione con Silvia Tosolini. Una complessa e minuziosa ricerca che, partendo da un eterogeneo gruppo di immagini di opere architettoniche ne ha identificato i soggetti, individuato gli architetti, digitalizzato le immagini e catalogato le foto, restituendo alla Sezione ordine e coerenza e ottimizzandone la consultabilità.
Molto conosciuto e stimato tra gli artisti del secolo passato, Oscar Savio fu apprezzato in particolar modo da famosi e illustri architetti, molti dei quali divennero suoi amici. La sua fama come fotografo d’architettura emerse dalle sue capacità di trasformare composizioni semplici e ordinate in immagini d’autore. Egli documenta fedelmente le strutture architettoniche ma al tempo stesso le colloca in una prospettiva più ampia, decontestualizzando particolari ed esaltando spazi urbani. L’uso sapiente della luce naturale, che attende pazientemente perché sia perfetta, caratterizza in modo particolare la sua arte; il suo obiettivo, con inquadrature non convenzionali e angoli esagerati, è quello di sorprendere e far risaltare un’architettura diversa.
In un impianto sistematico suddiviso per tipologia scorrono le foto in bianco e nero di edifici progettati e realizzati tra gli anni ’50 e ’60 da architetti famosi quali, ad esempio, Portoghesi, Moretti, Del Bufalo, Luccichenti, Monaco, Lapadula. Costruzioni in gran parte ubicate a Roma e provincia, ma anche in altre località d’Italia. Illic et tunc si rivelano ai nostri occhi, nel loro progetto originale, le Torri del Ministero delle Finanze, oggi strutturalmente quasi abbattute; il Grattacielo ALITALIA (attualmente Palazzo INAIL), lo Stabilimento ERGON di Anagni (Videocon); l’allestimento interno del Piper Club, il Parcheggio sotterraneo di Villa Borghese ancora in costruzione che sarà inaugurato nel 1973 con la mostra Contemporanea organizzata dagli Incontri Internazionali d’Arte. Spesso il suo occhio si concentra anche su singoli particolari come, ad esempio, le scale ritratte in molti edifici nelle prospettive più svariate, fino a giungere ad “architetture impossibili”, come appaiono quelle de La Rinascente .
La mostra è completata da alcune riproduzioni fotografiche di opere di artisti contemporanei che hanno contribuito alla realizzazione di edifici di cui sonoesposte le foto: Capogrossi, ad esempio, che ha disegnato la pavimentazione della copertura per l’edificio della Confindustria.
Una presentazione multimediale, allestita in Biblioteca, riassume in un percorso esemplificativo il prodotto interattivo che sarà accessibile a partire dal giorno dell’inaugurazione della mostra all’indirizzo: www.crdav.net.
Alcuni dei luoghi - dalla Rinascente al Piper, alla Stazione Termini - sono stati localizzati su di una carta geografica contemporanea (via Google Earth), “riassunti” nella forma di un mosaico di immagini (via Photoshop),visualizzati nel loro aspetto attuale da una serie di nuove immagini fotografiche digitali, documentati da sintetiche schede illustrative delle immagini originali e “contestualizzati” (via YouTube, Flickr o altre basi documentarie) alle attività/suggestioni ad essi legate.
L’Archivio della Sezione Architettura è consultabile presso il CRDAV, previo appuntamento telefonico, sia su supporto cartaceo che in versione digitale.
ILYA & EMILIA KABAKOV
THE BLUE CARPET
Nell’ambito di un nuovo allestimento della collezione del museo, MACRO presenta al pubblico The Blue Carpet – opera storica dei più grandi artisti russi della contemporaneità, Ilya & Emilia Kabakov. La scelta di esporre questo lavoro è nata dalla natura dell’opera stessa, che rappresenta perfettamente l’dea del Museo come luogo diffuso di immagini e di percorsi del pensiero.
Con The Blue Carpet (1997), Ilya & Emilia Kabakov costruiscono un ambiente singolare in cui far confluire intimità, sogno e momento creativo. Un’intera sala del secondo piano sarà occupata da un enorme tappeto blu, sul cui perimetro gli artisti hanno scelto di collocare una serie di piccoli quadri.
Lo spettatore, entrando in questo luogo protetto e in penombra, non solo avverte il senso di una tranquillità silenziosa e raccolta, ma può anche prendere possesso di questo ambiente stendendosi nel mare di pensieri che può evocare.
Nelle parole di Ilya Kabakov si coglie la motivazione e la carica poetica di un lavoro il cui peso filosofico è altrettanto rilevante: “(…) quello che amo di più però, è sdraiarmi sulla schiena e guardare in alto, le pareti della stanza scompaiono e l’immaginazione mi fa volare…..Una volta ho visto altri che amano fare quello che faccio io. In una cartolina colorata ho visto una moltitudine di persone all’interno di una moschea di Istanbul… stavano sdraiati nelle posizioni più varie su un enorme tappeto che sembrava una piscina blu e con sguardo sognante guardavano in alto.”
Nella sala adiacente MACRO presenta un nuovo allestimento della collezione permanente, arricchita da comodati, prestiti e donazioni. Gli artisti esposti sono: Vincenzo Agnetti, Franco Angeli, Arman, Nicola Carrino, Ettore Colla, Enzo Cucchi, Gino De Dominicis, PieroFogliati, Bruno Munari, Giulio Paolini, Sergio Pucci, Cindy Sherman, Bill Viola.
MACRORADICI DEL CONTEMPORANEO
A ROMA LA NOSTRA ERA AVANGUARDIA

È dedicato a Graziella Lonardi Buontempo il secondo allestimento del progetto MACROradici del contemporaneo, costruito attorno a figure cruciali per le vicende artistiche della città di Roma che hanno avuto esiti nella contemporaneità internazionale, nell’intenzione di mostrarne la straordinaria attualità come sorgenti del presente. Fervente animatrice culturale della scena artistica romana dai primi anni Settanta, Graziella Lonardi Buontempo è da sempre promotrice instancabile delle ricerche artistiche più avanzate,attraverso l’organizzazione di grandi mostre in spazi pubblici e la promozione di un nuovo modo di fare cultura, nell’incontro diretto con gli artisti e le opere nel momento stesso della loro creazione ed elaborazione.
Questa mostra è la prima completamente dedicata alla rilettura di due momenti centrali nella storia dell’arte contemporanea, legati alla città di Roma, che si devono all’entusiasmo della sua catalizzante figura: le due mostre Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960/70 - che trasformò nel 1970 il Palazzo delle Esposizioni in un gigantesco contenitore multimediale - e Contemporanea - la rassegna interdisciplinare internazionale che, con una scelta tra l’incredibile e il meraviglioso, inaugurò nel 1973 il grande parcheggio sotterraneo di Villa Borghese. Entrambe curate da Achille Bonito Oliva, hanno costituito per l’epoca due rivoluzionari modelli espostivi, nell’idea di una modalità nuova di fruizione dell’arte: attraverso un laboratorio critico aperto e la vitale mescolanza di generazioni e ricerche, restituita nella mostra al MACRO dalla straordinaria galleria continua di oltre cento grandi foto originali di Ugo Mulas a Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960/1970.
Nei due grandi monoliti delle cassettiere centrali, così come nel touchscreen interattivo, sarà possibile aprire gli spazi del tempo e trovare fotografie, tra cui quelle di Massimo Piersanti a Contemporanea, opere, documenti, lettere e testimonianze, attraverso i quali la mostra intende restituire ai visitatori la straordinaria attualità di questo modo di intendere e promuovere l’arte, secondo nuove modalità di relazione con il pubblico e nuove strategie culturali. Negli spazi del MACRO, sarà così possibile rivivere questi due momenti fortemente significativi per la storia artistica del XX secolo in relazione al presente, facendo esperienza in prima persona della loro attualità, in una sorta di viaggio tra le immagini: guidati dagli artisti, dalle loro opere, dalle loro parole, senza alcuna celebrazione retorica, ma ritrovando il senso di quest’avventura in progress, che arriva sino ad oggi.
Il rapporto diretto tra Graziella Lonardi Buontempo e gli artisti è stato un elemento centrale nellaelaborazione di nuove modalità creative e performative nell’arte dei primi anni Settanta. Nella sua idea di promuovere e documentare l’arte del presente in un’ottica attiva, contestualmente alla realizzazione di Vitalità nel negativo nell’arte italiana 1960/1970, Graziella Lonardi Buontempo fonda infatti a Roma gli Incontri Internazionali d’Arte: luogo di sperimentazioni, in cui artisti e critici potessero interagire con il pubblico in performances, dibattiti e discussioni, nel farsi stesso del loro lavoro creativo, secondo un nuovo modo di fare arte che ancora oggi continua ad animare la scena artistica romana. Tra le numerose presenze internazionali che hanno condiviso con lei la sua straordinaria avventura vi sono stati Joseph Beuys, Alighiero Boetti, Daniel Buren, Christo, Enzo Cucchi, Mario Merz, Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto,Robert Rauschenberg, Gerhard Richter, Andy Warhol.
roommates / coinquilini
Valentino Diego / Pietro Ruffo

Il lavoro di Valentino Diego, DYnamic MAXimum tensION, agirà sulla dimensione orizzontale del pavimento, invitando il pubblico a riconoscere lo spazio e a muoversi con attenzione e concentrazione all’interno della sala. Il suo lavoro altro non è che un elemento riconoscibile, proprio del vivere quotidiano, che assume in questo contesto una forma nuova, reiterata quasi all’infinito, diventando così seriale. Una griglia sempre uguale a se stessa che andrà a disperdersi fin fuori la stanza.
L’opera di Pietro Ruffo, Nuovo Paesaggio Italiano, superata la “barriera” fisica del lavoro di Valentino Diego, occuperà la seconda parte della sala, presentandosi come una grande installazione architettonica, espressione delle innumerevoli stratificazioni di cui sia il museo sia la città di Roma sono testimonianza.
L’opera, che si arricchisce ad ogni passaggio di nuovi inserti, rivela agli occhi del pubblico prospettive e dimensioni nuove, reali e illusorie, che indicano le diverse contaminazioni geografiche e culturali di cui è sintetica espressione.
Nel contesto della variegata programmazione espositiva di MACRO, il ciclo roommates/ coinquilini si presenta come una possibilità di concreto rapporto del museo con la città e il suo tessuto culturale e artistico. Uno spazio di dialogo caratterizzato dalle differenze, la contemporaneità e la molteplicità dei linguaggi.






2010-02-02


   
 

 

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