Le grandi firme
La rivoluzione grafica
 







Sara Picardo




"Signorina Grandi Firme/Col tuo stile novecento/Hai portato turbamento in ogni cuor!/Signorina Grandi Firme/Con le gonne sempre al vento/Tu dirigi il movimento dell’amor!/Le ragazze d’oggi giorno/Son tutte come te,/basta sol guardarsi intorno,/mamma mia quante ce n’è!". Così cantavano i ragazzi e le ragazze italiane nel 1938, accompagnando le parole in rima della celebre canzonetta "Signorina Grandi Firme", cantata dal trio Lescano, con il ritmo swing allora in voga. Era l’anno delle Leggi razziali in Italia, la vigilia del Secondo conflitto mondiale, il sedicesimo anno dalla Marcia su Roma, ma una parte del Paese aveva voglia di distrarsi. La Signorina "stile Novecento" cantata dalle sorelle olandesi (ex acrobati, protagoniste indiscusse della canzone italiana del periodo) era nata nel 1937 sulle copertine del periodico letterario Le Grandi Firme , fondato e diretto da Pitigrilli (Dino Segre) e trasformato inrotocalco settimanale da Cesare Zavattini, all’epoca direttore editoriale della Mondadori. Da subito la sua figura travalicò le pagine del settimanale ed entrò nella leggenda: in un’epoca in cui la donna era e doveva essere l’angelo del focolare, la sbadata, provocante e disinibita brunetta dal vitino di vespa e i glutei torniti, con i suoi nudi/non nudi, le sue gonne svolazzanti al primo colpo di vento e le sue calze a rete, era l’esempio della donna emancipata che guardava al futuro, sicura di sé e della sua bellezza.
A disegnare le linee formose e le gambe lunghe della conturbante Signorina, definita da Antonio Faeti "una pietra filosofale dell’erotismo", fu il grafico e illustratore Gino Boccasile. Noto oggi solo tra gli intenditori e gli amanti del genere, ma famosissimo all’epoca e soprattutto passato alla storia per celebri cartelloni pubblicitari come quelli della Sperlari, della Pirelli, della Paglieri, della Copertone, della Gilera, della Yomo e della San Pellegrino, soloper dirne alcuni.
Per decenni una sorta di damnatio memoriae ha colpito la sua figura. Boccasile, infatti, innovatore, artista eclettico e prolifico (sono ben 76 le copertine realizzate per Le Grandi Firme tra il 37 e il 38 e centinaia i manifesti pubblicitari, modelli tuttora indiscussi di originalità e bellezza grafica) fu anche un fervente fascista, ideatore di tutti manifesti e cartoline propagandistiche del Regime Fascista e poi della repubblica di Salò, interventista, patriota, filo-nazista, tra i firmatari delle Leggi Razziali del ‘38. Anche dopo la caduta del regime non nascose mai le sue simpatie e coerentemente con i suoi ideali non rinnegò mai la sua fede politica, per la quale venne anche imprigionato alcuni mesi.
Per questo si fa ancora fatica a pronunciare il suo nome e a vantarlo come il grafico pubblicitario italiano più innovatore del Novecento. Su di lui finora sono state scritte solo opere che ne raccolgono parzialmente l’opera (celebre quella di Zucconi suimanifesti del Regime). Ora un libro, per la prima volta, ne ripercorre in maniera critica l’intera produzione. Boccasile, La Signorina Grandi Firme e altri mondi di Paola Biribanti, edito da Castelvecchi (pp. 270, euro 35), prende in considerazione tutta la produzione dell’artista dividendola in tre parti: il Boccasile illustratore, quello pubblicitario e quello della propaganda politica.
Boccasile innovò il linguaggio pubblicitario puntando sulla sintesi grafica, l’essenzialità e l’impatto visivo, come dimostrano le sue opere, che per anni dettarono la storia del costume italiano.
La leggenda vuole che per disegnare le magnifiche gambe delle sue donne, Boccasile fosse solito girare sugli autobus ad osservare quelle reali delle signorine dell’epoca, fingendo di perdere una moneta sotto i sedili e di cercarla, per poter tranquillamente sbirciare sotto le gonne.
Barese di origine, classe 1901, l’artista era figlio di un negoziante di vini che morì giovane a causa di un calcio diun cavallo, lasciando soli il figlio e la moglie, che si sarebbe poi risposata mettendo al mondo altri due figli.
Un terribile episodio segnò la sua vita per sempre all’età di 12 anni: la perdita di un occhio a causa di uno schizzo di calce viva. Alla morte del padre, Boccasile si trasferì a Milano, dove i primi anni, come ricorderà sempre senza vergogna, patì la fame più nera.
Grazie alla sua bravura nel disegno (a Bari voleva diventare ingegnere navale e studiò alla scuola di Arti e Mestieri), fu assunto nello studio grafico Mauzan-Morzenti, dove iniziò a disegnare anche figurini e modelli d’abiti da donna. La celebrità iniziale gliela daranno le signore ammassate davanti alle vetrine dei negozi milanesi che esponevano i suoi lavori.
In un articolo de La Gazzetta del Mezzogiorno del 13 giugno 1929, il corrispondente milanese scriveva: «...ora la tecnica e la moda impongono i grandi cartoni disegnati e coloriti da maestri, così pieni di movimento, che il pubblico si soffermaa guardarli con visibile compiacimento. In quest’arte che si dice difficile per la misura e il tono, a Milano, ha conquistato il primo posto, il pittore barese Boccasile, ormai arbitro delle eleganze figuriste della capitale della Lombardia». Dopo questo articolo fioccarono i lavori: gli organizzatori della prima Fiera del Levante del 1930 gli commissionarono una serie di cartoline sull’evento; numerose riviste specializzate richiesero le sue illustrazioni, da Sovrana , l’Illustrazione , Fantasie d’Italia .
Lo stilista Achille Mauzan gli chiederà di trasferirsi con lui in Sud America per portare oltreoceano la sua arte innovativa, ma Gino resisterà solo un anno a Buenos Aires, dove aveva difficoltà ad adattarsi ai gusti della gente, troppo retrò per lui abituato alla Milano delle avanguardie.
Gi Bi, come si firmava all’epoca, aveva conosciuto la sua futura sposa, Alma Corsi, sulla nave che lo conduceva in America Latina e con lei decise di partire per Parigi, dove realizzeràapprezzate copertine per la rivista Paris Tabou e dove gli verrà dedicata una personale. Esporrà anche due quadri al Salon des Indèpendants nel 1932.
Rientrati a Milano, Gino creerà con l’amico Franco Aloi, un’agenzia pubblicitaria, la "Acta" in Galleria del Corso. Grande comunicatore, Gi Bi, riusciva a trasmettere anche al più frettoloso dei passanti il suo messaggio, grazie a figure che sembravano "esplodere" dal manifesto e uscire a parlare con la gente.
Lavorerà come grafico ed illustratore per periodici come La Donna (1932), Dea e La Lettura (1934), Bertoldo (1936), Il Milione (1938), L’Illustrazione del Medico (1939), Ecco , Settebello e Il Dramma (1939), disegnando anche molte copertine di libri per Mondadori (Romanzi della Palma e Cappa e Spada) e Rizzoli.
La vera popolarità arriverà con la Signorina Grandi Firme, di cui Zavattini si innamorò a prima vista.
A proposito della sua passione per le donne, in un articolo apparso su Le Grandi Firme il 1 luglio 1937Boccasile affermava: «Sono un pittore ottimista, perché vedo la vita dal suo lato più suggestivo: le belle donne…Nulla è più eloquente di un paio di belle gambe.»
All’inizio del conflitto, il Ministero della Guerra lo designerà grafico propagandista: Boccasile disegnerà principalmente combattenti eroici impegnati in grandi gesta, dalle vittorie iniziali alle sconfitte più dure. Dopo l’8 settembre, aderirà alla Repubblica Sociale Italiana lavorando sempre nell’ufficio propaganda. Nominato tenente delle SS italiane, continuerà a produrre i suoi manifesti, radicalizzando le sue posizioni: «nessuna pietà per traditori e ribelli, resistenza armata all’invasore anglo-americano». Si racconta che lavorò nella sua stanza assediata fino all’ultimo, protetto dai militari delle SS.
Incarcerato e processato per collaborazionismo alla fine della guerra, Gi Bi subirà una sorta di esilio editoriale, anche se fu scagionato dai reati di cui veniva accusato.
Nel 1946, sebbene con alcunedifficoltà, riprese la sua attività grafica nella pubblicità, modificando un po’ il suo stile. La sua passione politica, mai assopita, gli farà disegnare alcune cartoline per il nuovo Msi e per associazioni degli ex combattenti; tuttavia si dedicherà anche a disegni erotici per un editore inglese e per il francese Lisieux, per il quale illustrerà Teofilo il satiro .
Boccasile ritornerà pian piano a tappezzare i muri delle città con i suoi manifesti, questa volta solo pubblicitari: dal formaggino Mio alla lama Bolzano, dal Ramazzotti alle moto Bianchi, dal dentifricio Chlorodont, alle calzature Zenith e allo shampoo Tricofilina.
Un suo manifesto dei Profumi Paglieri fu censurato a causa di una ragazza a seno nudo, che venne poi coperto da un velo o da ghirlande. Morirà prematuramente a Milano nel 1952, lasciando incompiuto Il Decamerone , completato poi da tavole di Albertarelli, Bertoletti, De Gaspari e Molino e pubblicato dalle milanesi Edizioni d’Arte nel 1955. Alla sua mortele reazioni furono varie: molti fecero finta di niente, altri se ne rallegrarono apertamente. L’Italia non gli aveva perdonato le sue idee politiche e la sua fede mai rinnegata per il fascismo. Nonostante questo, Gi Bi, è stato uno dei più grandi comunicatori e innovatori della grafica moderna e ha raccontato per anni un Paese, con le sue aspirazioni e le sue contraddizioni, riuscendo ancora oggi, a distanza di anni, a impersonarne i gusti e le tendenze artistiche… politica a parte.






2010-01-31


   
 

 

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