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Giovane, talentuoso, disegnatore di fumetti. Roberto Recchioni è l’autore, per la seconda volta, di una sceneggiatura completa per un albo di Dylan Dog della Bonelli (ha scritto anche un episodio dell’ultimo Dylan Dog color Fest). E’ stata pubblicata appena due settimane fa, ma già ha suscitato acceso dibattito. Si intitola Mater Morbi e per la prima volta vede l’indagatore dell’incubo scontrarsi, fino a cadere del tutto, con una delle più grandi paure dell’umanità, la malattia. Come è nata l’idea del soggetto? Una storia autobiografica? Mauro Marcheselli e Massimo Carnevale, rispettivamente curatore e disegnatore di Dylan Dog, hanno avuto la stessa idea, ovvero propormi una storia sulla malattia. Con amabile cinismo mi hanno detto: se non la scrivi tu, con la tua carriera da malato professionista… In effetti entro e esco dall’ospedale da quando ho 5 anni, a causa di una rara malattiacongenita. All’inizio ho preso sottogamba la cosa e ho iniziato a scrivere. Poi ho scoperto che era più difficile di quanto pensassi e me ne sono pentito: è stato doloroso. Ma quando cominci una storia così, o te ne tiri fuori subito, o decidi di sporcarti le mani e sanguinare insieme a lei. In questa storia il personaggio ideato da Sclavi è sceso così in intimità con la più temuta e odiata delle sciagure, la malattia, da arrivare a provare pena per lei. Mater morbi alla fine è vittima di se stessa e della sua solitudine? Sono partito da una osservazione: al mondo si può trovare un estimatore per qualsiasi cosa. Alla morte hanno dedicato ballate, poesie, così come altre sciagure e calamità. Molto più difficile, invece, è trovare qualcuno che abbia parlato bene della malattia; perché il morbo ti costringe in un letto e tende a privarti della dignità. Tutti gli eroi muoiono giovani e belli: Robin Hood non finirà mai malato di cancro. E anche i poeti, se spessohanno invocato la morte, raramente hanno fatto lo stesso con la malattia. Si tocca il tema molto dibattuto del testamento biologico, dell’eutanasia, dell’accanimento terapeutico. Come la pensa l’Indagatore dell’incubo? Il mio Dylan è un personaggio "moderato", ovvero è a favore del testamento biologico, ma ha perplessità a staccare le macchine se la volontà del malato non è ben chiara, affermando "chi sono io per mettere in dubbio i miracoli?". Io penso, invece, che le persone che ti sono care possano decidere, di fronte alla scienza che dice che le tue possibilità di recupero sono nulle, di staccare la spina. Lo trovo un atto di pietà. Il caso Englaro docet… Nel caso Englaro la famiglia ha portato varie testimonianze a dimostrazione di quale poteva essere la volontà della ragazza, mancava solo un documento fisico. Io ho rispettato molto la decisione del padre. Come è cambiato il personaggio di Dylan Dog dai suoi inizi? Lopossiamo definire un figlio dei tempi? Dylan era molto attuale e moderno nel momento in cui Sclavi lo ha creato. Un ottimo specchio del decennio in cui è stato creato. L’abbandono di Sclavi, però, ha portato un po’ alla cristallizzazione del personaggio (cosa che rischia di succedere comunque con personaggi di lunga storia editoriale), visto che gli sceneggiatori chiamati dopo di lui si sono dovuti rifare a un canone preciso. Ora si sta cercando di portare "freschezza" e attualità nei nuovi albi, grazie alle sceneggiature di autori come Medda e Barbato. Dylan a parte, come sta il fumetto italiano? E quello "bonelliano"? Difficile scindere le sorti del fumetto italiano da quello bonelliano. Basta pensare che il solo Tex vende 300mila copie al mese, è il libro più venduto! La casa editrice Bonelli ora è in fase di grande fermento, grazie a miniserie fortunate come Greystorm. Si sta rinnovando nel segno della tradizione. Poi ci sono alcuni successi dialtre case editrici ma, Bonelli a parte, la situazione delle vendite in Italia è drammatica, in particolar modo per le fumetterie specializzate. Sono poche quelle che sono riuscite ad andare avanti. Perché? Quello che manca in Italia è la cultura del fumetto. Anche se si vendono tantissime copie in edicola, si tiene in poca considerazione culturale il fumetto. Mentre in paesi come la Francia è un "medium" paritario agli altri, nel nostro Paese è ancora un ghetto. Basti pensare che tutti i magazine hanno rubriche di cd o libri, ma non di fumetti. Ultimamente, di nuovo, si registra un certo interessa da parte di grandi casi editrici per il graphic novel, ma non è ben chiaro che risvolti avrà. E all’estero funziona meglio? Dipende dal contesto. In America il fumetto fa parte del mercato globale dell’intrattenimento, i produttori lo vedono come un posto dove è molto facile creare nuovi personaggi e marchi, soprattutto perché è un mezzo checosta poco rispetto ad altri. Quello che costa molto è la creazione di proprietà intellettuali nuove, il fumetto è un posto dove provare e sperimentare. Non è un caso che Hollywood abbia preso nuovi spunti per i suoi film proprio dal fumetto. Il Giappone somiglia molto al mercato americano in questo senso. In Francia, invece, il fumetto è visto come opera letteraria, si "sfrutta" soprattutto dal punto di vista intellettuale. Basti pensare a Daniel Pennac disegnato da Tardi. Nel tuo blog, "Dalla parte di Asso", si parla (spesso male) dei siti che trattano di fumetto. "Non ci sono più le riviste di una volta" o è internet che ha modificato le cose e il linguaggio? Le riviste a fumetti non ci sono più dagli anni ’80. Internet ha sicuramente cambiato il modo di fruire il fumetto. Per esempio, non ci sono più le fanzine che si sono spostate su internet. Ma quello che manca ai siti italiani in realtà sono i soldi, perché vengono portati avanti soprattutto daappassionati. In America e in Francia la rete, i grandi portali internet e gli editori di un certo livello, invece danno un supporto maggiore ai siti di fumetti, anche economico. Progetti futuri? Sempre Bonelli? Guardo sempre a Bonelli, il mio prossimo Dylan parlerà di un ingorgo stradale, ma ho un nuovo progetto anche con la casa editrice Bd. Sempre horror? Non solo horror. Ultimamente mi sto confrontando con altro. Sto scrivendo e disegnando un volume in cui parlo della vita reale in Italia.
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