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LE VESTIGIA DELLA VITA La memoria, il mito, le origini non tacciono alla sensibilità dell’arte, non ergono steccati all’animo emozionato dell’artista, quando bussano alla porta del sapere e della volontà indomita del creare. Essi accolgono le vibrazioni del pensiero, la sete di cultura, la brama dell’esistere, dell’essere e del conoscere. Così tali valori fremono in Vanni Rinaldi, artista sapiente e colto, emotivamente pervaso da urgenze ideative, percettive e cognitive. Egli coglie l’essenza delle radici storiche per una proiezione d’infinito negli orizzonti tattili e visivi del segno e del colore, ove la materia pittorica diviene poesia iconica e parola scritta col verbo dell’immagine. Il vocabolario del presente scaturisce, dunque, dalle fonti del passato e sigla la sintesi del futuro lungo un “filo rosso” che, con andamento curvilineo, congiunge secoli e millenni nel respiro rassicurante dellacontinuità. L’arte di Rinaldi è musica sonora, verso poetico, orma segnica e cromatica, per assecondare un’esigenza di nuova creazione che giunga a coniugare il divino umano con il concreto trascendente. Essa è, allora, intuizione, percezione, rappresentazione e raffigurazione nel divenire del concetto e, quindi, della coscienza. Il contenuto si accorda con la forma in un binomio inscindibile ove i due termini si fondono in mutua interazione di valori e significati. Se dall’entità suprema del mito e dalla sostanza culturale della Magna Grecia l’artista approda alla consistenza della poesia a noi contemporanea, transitando per il sommo dettato dantesco, egli ugualmente rammenta, con lessico incisorio o pittorico, le sublimi stagioni dell’arte visiva occidentale, pervenendo al cuore del Novecento e ai suoi multiformi battiti. Reminiscenze classiche e libertà ideali si fondono con sintesi archetipiche, con analisi geometriche, per giungere a soglie surrealiste mitteleuropee,declinate a sussulti compositivi di microcosmi interiori e di macrocosmi universali, specchi metamorfici dell’entità esistenziale. In uno sviluppo pittorico in cui il viaggio creativo fluisce nel tempo e varca le misure dello spazio, l’artista inclina segno e cromie a rimembranze scultoree, affinché la figura emerga in evoluzione tattile e vinca il vortice dell’oscuro enigma. Se l’essenza umana ubbidisce a soggettivo espressionismo semantico, essa tenta di affrancarsi da contingenti vertigini esistenziali col recupero del monito, della volontà e del libero arbitrio e con un’anelata proiezione simbiotica nell’armonia dinamica della natura. Qui alligna la vita, quel seme d’eterno che germoglia eminentemente nella donna, nel suo universo fecondo e vivifico, e che sboccia nell’eros ardente dell’intimo, anelante l’immortalità. Artista incisivo ed efficace, solido e dialettico, Rinaldi elabora immagini oniriche e surreali, che nascono dalla realtà pensante e dalla metafisica etica efilosofica, attraverso un segno duttile ed essenziale e toni cromatici introspettivi e profondi. Ma egli è anche poeta della levità, dell’astrazione intuitiva, della carezza persuasiva e dell’elevazione pura. Così si erge, imperitura ed evocativa, l’erma dell’arte e della poesia, della parola enunciata e dell’immagine figurativa. L’artista scava, quindi, nell’essenza e nella verità del verso poetico, per definire l’impronta di un segno che rappresenti le vestigia della vita.. Interventi di: Grazia Distaso, Antonio Filippetti,Daniele Maria Pegorari, Pasquale Voza. |