IL LABORATORIO DI LEONARDO
I CODICI, LE MACCHINE E I DISEGNI
 






AL CASTELLO DI VIGEVANO
FINO AL 5 APRILE 2010




Negli ultimi decenni, sono state presentate innumerevoli mostre su Leonardo. Da quelle tematiche a quelle che hanno tentato una sintesi della sua multiforme attività. Potrebbe quindi sembrare difficile aggiungere nuovi contributi. In realtà, è assolutamente vero il contrario. Se le opere artistiche del Grande genio sono state oggetto di grande attenzione, studio e divulgazione, non è accaduto lo stesso con le pagine dei suoi manoscritti, anche perché sono decisamente più difficili da comprendere e apprezzare. Alla sua morte, Leonardo lasciò oltre 120 volumi manoscritti di suo pugno.
Molti sono andati perduti. Ma oggi esistono comunque (prevalentemente sparse tra Italia, Francia, Inghilterra, Spagna e Stati Uniti) qualcosa come 5 mila pagine, la maggior parte delle quali contengono disegni ancora da interpretare.
Sin dalla sua epoca, Leonardo è stato celebrato come artista. Il suo lavoro come “ingegnere” e quindi tutti i progetti e studi di macchine sono invece rimasti per secoli sconosciuti ai posteri, dal momento che il contenuto dei “codici” ha cominciato a essere studiato e divulgato solo a partire dal XIX secolo. Nelle Vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti di Giorgio Vasari, opera edita nel 1550, è contenuta la prima importante biografia di Leonardo e vi si cita infatti una sola macchina: il Leone meccanico. Il resto dell’universo di disegni di macchine è in larga parte da esplorare anche oggi, perché per essere apprezzata ogni macchina va compresa e ricostruita: un compito decisamente complesso. Basti pensare che la cosiddetta Automobile ha una storia interpretativa che per arrivare al primo modello realmente funzionante è durata circa un secolo.
La mostra presenta il frutto del lavoro degli ultimi cinque anni degli studiosi Mario Taddei ed Edoardo Zanon, ovvero l’interpretazione di macchine mai approfondite prima, piuttosto che la reinterpretazione di progetti già divulgati. La straordinaria efficacia e l’unicità del lavoro della coppia Taddei-Zanon ha motivazioni precise.
Tradizionalmente la “filologia macchinale”, che partendo da disegni antichi porta alla loro interpretazione e alla ricostruzione di modelli fisici, è il frutto di studi lunghi e faticosi che si appoggiano su figure professionali ben distinte e separate: lo storico della scienza, lo storico dell’arte, l’ingegnere meccanico, il progettista, il falegname, il modellista, eccetera. L’interazione tra queste professionalità richiede tempo. Taddei e Zanon hanno invece tutte queste competenze e sono in grado di passare dallo studio dei manoscritti, all’interpretazione delle macchine svolta con modellazione e simulazione tridimensionale al computer, ai primi modelli fisici di studio fino a quelli espositivi, all’interno del centro studi e del laboratorio di Leonardo3. Fare questo richiede anche doti artistiche e tecniche, oltre che la perfetta conoscenza di tutti i manoscritti di
Leonardo, dal momento che un progetto può essere presente su un codice e poi avere dettagli fondamentali in un altro.
La mostra vuole portare all’attenzione del grande Manoscritto B, il Codice del Volo e il Codice Atlantico. È la prima volta dal 1796, anno nel quale furono trafugati da Napoleone che li trasferì da Milano a Parigi, che questi codici vengono riuniti assieme, grazie alla loro trasformazione in digitale. L’applicazione della tecnologia avanzatissima “L3 Digital Codex”1, sviluppata da Leonardo3, consente non solo di sfogliare direttamente le pagine di questi manoscritti, ma anche di comprenderne e apprezzarne i contenuti, che assumono tutta una nuova luce grazie a modelli e animazioni tridimensionali. Un disegno artistico ha un impatto immediato su chi lo osserva, ma anche in questo caso, se ci viene spiegato, siamo in grado di apprezzarlo e di guardarlo sotto una luce diversa. A maggior ragione, il disegno tecnico (del quale Leonardo può essere considerato se non l’inventore un illustre precursore), quello di macchine e meccanismi, per poter essere apprezzato dev’essere illustrato. Diversamente, superata l’iniziale curiosità di sfogliare un codice vinciano, sopraggiunge un senso di spaesamento e l’interesse diventa via via decrescente.
Dal momento che Leonardo era un precursore, abbiamo scelto il linguaggio visivo più all’avanguardia, ovvero quello che probabilmente userebbe anche lui se vivesse ai giorni nostri: il disegno tridimensionale. Ecco quindi che, dopo il lungo lavoro di studio, i suoi progetti vengono restituiti al pubblico con disegni 3D di grande impatto ed efficacia.
Per quel che riguarda il Manoscritto B, è stata realizzata un’operazione storicamente importantissima, perché tutte le sue pagine sono state restaurate digitalmente e si presentano come quando Leonardo le aveva appena scritte (o quasi). È stato anche riportato alla sua composizione di 100 fogli, ovvero prima che tra furti e smarrimenti ne venissero a mancare sedici. Probabilmente redatto tra il 1487 e il 1490, è (insieme al Codice Trivulziano) il quaderno più antico tra quelli compilati da Leonardo giunti sino a noi. Ha
quindi un’importanza straordinaria e contiene progetti che spaziano tra macchine volanti, da guerra e da lavoro, e progetti architettonici.
Tra questi, anche i disegni della cosiddetta Città ideale, da alcuni identificata con la stessa Vigevano. È proprio in questo manoscritto manoscritto che è presente la famosa Vite aerea che per molti anticipa l’elicottero, oltre al disegno misterioso di un sottomarino. Il nostro lavoro sul Manoscritto B ha ricevuto l’autorizzazione della Commissione delle Biblioteche e degli Archivi dell’Istituto di Francia, ovvero del detentore del manoscritto originale. Forse se un giorno l’Italia darà vita al più grande museo al mondo sull’opera omnia di Leonardo (è uno dei progetti costitutivi del centro Leonardo3), potrà anche degnamente reiterare alla Francia la richiesta di restituzione del
Manoscritto B (e di tutti gli altri classificati da A a M, per un totale di 964 fogli), già avanzata infruttuosamente a opera di un comitato di dotti nel 1919; si tratterebbe della medesima operazione fatta dalla Grecia per le metope del Partenone in seguito alla costruzione del nuovo e modernissimo museo dell’Acropoli ad Atene.
Intimamente legato al Manoscritto B è il Codice del Volo del quale costituiva un’appendice. Dopo una storia travagliata, questo quaderno (datato 1505) è ritornato in Italia ed è conservato alla Biblioteca Reale di Torino. Ha una grandissima importanza, perché è dedicato in modo approfondito (salvo brevi digressioni) a un unico soggetto: il volo. Di tutti i progetti tecnologici di Leonardo, quello della conquista dei cieli da parte dell’uomo è stato quello che lo ha accompagnato per quasi tutta la sua vita e sul quale ha speso moltissimo tempo. Tradizionalmente intitolato Codice sul Volo degli Uccelli, contiene un’analisi di grande valore sul volo di quest’ultimi. Ma nel manoscritto c’è molto di più. In realtà è contenuto il progetto per una macchina volante, il Grande nibbio, che mai nessuno aveva identificato e ricostruito. E non solo:in molti brani è un manuale di pilotaggio con precise istruzioni per il pilota.
Ecco perché nelle nostre edizioni lo abbiamo ribattezzato Codice del Volo, eliminando il riferimento agli uccelli dal momento che è fuorviante rispetto ai reali contenuti. Il Codice del Volo testimonia quanto siano stati approfonditi gli studi sul volo di Leonardo, che al foglio 9v arriva quasi a disegnare il bordo d’attacco del profilo alare dei moderni aeroplani.
Il Codice Atlantico, in quando raccolta miscellanea di progetti che attraversano quasi tutta la vita di Leonardo (1478-1518), coi sui 1119 fogli rappresenta il codice più vasto e importante al mondo. Fino a poco tempo fa custodito come un tesoro prezioso dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano, recentemente è stato sfascicolato anche con l’obiettivo di rendere finalmente possibile al pubblico in occasione di mostre la visione di più fogli, cosa che la sua raccolta in dodici volumi rendeva impossibile. In ogni caso, è solo con l’interpretazione dei suoi contenuti che possono essere realmente apprezzati i disegni straordinari che spaziano tra meccanica, volo degli uccelli e strumentale, armi e macchine da guerra, strumenti musicali, carri, matematica, architettura, geometria, astronomia, botanica, eccetera.
Leonardo ha progettato centinaia e centinaia di macchine ingegnose, ma non sono rimaste testimonianze dei traguardi da lui raggiunti o dei suoi successi. L’unica macchina della quale esistono documentazioni scritte da terzi sul fatto che abbia funzionato è un Leone meccanico, costruito per camminare al cospetto del re di Francia e offrigli dei gigli. Forse proprio per l’importanza del progetto, i disegni di questa macchina sono andati perduti (sono stati trafugati e riutilizzati?). O almeno lo si è creduto fino a oggi.
Infatti, grazie
agli studi di Mario Taddei, possiamo presentare la prima ricostruzione del Leone Meccanico in scala reale (tre metri) basata sui disegni di Leonardo. È importante sottolineare proprio quest’ultimo elemento: Taddei ha identificato per primo dei disegni nelle pagine dei codici che possono essere attribuibili a questo progetto.
Tra gli strumenti musicali disegnati dal Grande genio, ne esiste uno che è un suo progetto assolutamente unico e senza uguali nella storia della musica. Si tratta di uno strumento a tastiera portatile che emette il suono di una viola. Anche in questo caso nessuno lo ha mai studiato e ricostruito prima: per lo strumento perfettamente funzionante, destinato a sostituire il modello di studio presente all’inaugurazione e nei primi mesi del Laboratorio di Leonardo. Un approccio che fa passare dalla mostra statica a quella dinamica, che durante il suo svolgimento si modifica (un vero “laboratorio”). In questo caso, il lavoro di interpretazione si basa sugli studi di Edoardo Zanon con la collaborazione del liutaio Marco Minnozzi.
Alle macchine volanti Leonardo ha dedicato quasi tutta la vita. Il volo era per lui più di un sogno. Il Grande nibbio è forse l’ultima macchina volante da lui progettata, quella definitiva. Sempre sfuggita agli studiosi del Codice del Volo, rappresenta uno dei punti storicamente più importanti di tutta la mostra: viene presentato l’abitacolo della macchina in scala reale, oltre a un modellino dell’intera macchina. Tutto il lavoro, che è durato oltre tre anni, è opera di Edoardo Zanon. E dimostra come un codice pubblicato e ripubblicato dall’Ottocento a oggi, non sia in realtà mai stato studiato davvero a fondo. Non c’è infatti altra spiegazione al fatto che il progetto di questa importante macchina volante sia sfuggito a tutti per oltre un secolo. Sempre al tema del volo sono collegati il Pipistrello meccanico del Codice Atlantico, una macchina volante che si differenzia per la sua linea e leggerezza da tutte le altre ricostruzioni realizzate sinora, la Vite aerea (foglio 83v del Manoscritto B) nella sua configurazione corretta con motore a molla centrale e base fissa, oltre al modello di studio dell’Uccello meccanico (foglio 15v del Codice del Volo). Anche se il foglio 70br del Codice Atlantico era ben noto agli studiosi, la forma del Pipistrello meccanico non era mai stata ricostruita con questa accuratezza. Allo stesso modo, molte delle ricostruzioni della Vite aerea (impropriamente chiamata anche “elicottero”) non hanno messo in luce che gli uomini vi giravano intorno solo per caricare una molla centrale grazie alla quale poi la parte superiore della macchina si avvitava nell’aria, lasciano la base fissa al suolo. Entrambi questi studi sono opera di Mario Taddei, che ha anche reinterpretato il famoso Cavaliere robot, chiarendo quali siano realmente i meccanismi a esso riconducibili e ipotizzandone l’uso.
Merita un discorso a parte la cosiddetta Automobile (foglio 812r del Codice Atlantico), che
potrebbe essere un carretto caricato a molla per portare un pupazzo sulla scena di un teatro. È infatti dal 1905 che gli studiosi hanno puntato i riflettori su questo progetto e la prima ricostruzione di un modello fisico risale al 1939. Da allora si deve attendere il febbraio del 2004 per vedere il primo carretto realmente funzionante, che ha visto la luce grazie al lavoro di Taddei e Zanon (in collaborazione con Carlo Pedretti e Paolo Galluzzi).
L’ultimo aggiornamento, partito da un’intuizione di Massimiliano Lisa, riguarda un’evoluzione sul progetto del motore,non basato su due molle, bensì su una molla e un sistema conico per mantenerne costante la spinta. Merita di essere citata anche la
Bombarda multipla: pur essendo il primo disegno sul primo foglio del Codice Atlantico, anche questa macchina non era mai stata ricostruita, ed è sempre frutto del lavoro di Taddei e Zanon.
Abbiamo scelto di presentare in mostra anche una selezione di tavole originali della Reale Commissione Vinciana. Dal momento che Leonardo è stato allo stesso tempo inventore, scienziato e artista, in una mostra dedicata in gran parte alle macchine, è importante che al pubblico sia ricordato che fu anche uno scienziato dell’arte. È poi anche affascinante accostare due mezzi di fruizione museale: le riproduzioni digitali interattive (dedicate all’Autoritratto di Torino) e la tradizionale esposizione di tavole stampate presentate all’intero di vetrine. Quest’ultime spaziano attraverso soggetti diversi, come macchine che complementano quelle del Codice Atlantico e del Manoscritto B (per esempio, il Carro falciante e il Carro armato conservati al British Museum), altri dal Codice Atlantico (Torchio da stampa), così come una serie di cavalli (probabilmente da mettere in relazione con il mai realizzato monumento equestre per Francesco Sforza, il più grande progetto nella storia per creare un monumento in una singola fusione) e altri ancora strettamente di natura artistica (Studio prospettico per l’Adorazione dei Magi, Madonna con Bambino, Drappeggi e Volto di donna). Il progetto della Reale Commissione Vinciana che a partire
dal 1919 avrebbe dovuto pubblicare l’opera omnia di Leonardo era di grande importanza. Purtroppo, alla fine degli anni Quaranta si è interrotto. Da allora i codici sono stati pubblicati solo in costose copie anastatiche, inaccessibili al grande pubblico.
Per quel che riguarda il famoso (presunto) Autoritratto di Leonardo, Leonardo3 ha digitalizzato in esclusiva l’originale presso la Biblioteca Reale di Torino, utilizzando un’avanzatissima tecnologia (“L3 HyperView”); in assoluta anteprima mondiale lo presenta quindi nella mostra su pannelli digitali interattivi in alta definizione, lanciando una sfida importante: “può l’uso sapiente di nuove tecnologie rendere la fruizione di un’importante opera d’arte più efficace sul grande pubblico dell’originale stesso?”. Peraltro, l’Autoritratto è in uno stato di conservazione molto delicato, e non puòessere spostato da Torino se non mettendone a repentaglio la conservazione.
Quindi la strada della sua riproduzione in digitale è quella più corretta.
La mostra si propone come una finestra su Leonardo. Nel “suo” laboratorio troviamo le pagine manoscritte dei codici, la ricostruzione fisica e digitale di macchine ingegnose, molte delle quali mai viste prima, e naturalmente spazi sulla sua figura di artista con una selezione di disegni. Il tutto presentato in forma interattiva, grazie alla tecnologia più avanzata che se sfruttata adeguatamente consente un’interazione e un approfondimento di opere non solo tecniche, ma anche artistiche, assolutamente superiore a quello che è possibile fare sugli originali. Quest’ultimi, per motivi di sicurezza e di conservazione, è bene che rimangano ben protetti all’interno dei musei e delle istituzioni che li custodiscono. I beni culturali, infatti, sono testimonianza fondamentale dell’umanità, alla quale appartengono (ovvero appartengono più all’intero genere umano che agli enti che li detengono).
Tecnica e arte del Rinascimento si fondono con le tecnologie più avanzate del presente e ci aiutano a comprendere i segreti di Leonardo,Leonardo, rendendolo più “umano” e più vicino a noi. L’ambizione è che il Laboratorio di Leonardo non sia la celebrazione di un grande genio del passato. Bensì una fonte di ispirazione e di stimolo perché ognuno scopra il Leonardo che è dentro di lui e a suo modo e a seconda delle sue capacità metta a frutto capacità troppo spesso narcotizzate dalla società in cui viviamo; un ambiente al quale troppo spesso ci adattiamo, ma che invece, da quando l’uomo esiste, abbiamo la possibilità di cambiare anche con le nostre opere, piccole o grandi che siano. Un laboratorio quindi, che da Leonardo si trasforma nel “nostro” laboratorio di idee, sogni e progetti.






2009-12-30


   
 

 

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