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Ognuno ha la sua Berlino da raccontare. Scrittori, cineasti, semplici visitatori, chiunque passi dalle parti di Potsdamer platz, dal 1989 ad oggi, non può che fermarsi ad osservare, rimirare, scrutare, i segreti di un amalgama panoramico, antropologico, artistico, che non ha pari in Europa. La Berlino tagliata a metà e poi reincollata; la Berlino ridisegnata, ricostruita, rimescolata, bisognosa di linfa vitale senza eugenetiche proscrizioni. La Berlino degli incravattati formicolanti grattacieli e quella degli squilibri architettonici periferici; quella dei grandi parchi che sembrano boschi e delle infinite notti che sembrano lunapark. Le "Giornate del Cinema Europeo" di Firenze, che vanno a concludersi dopo giorni di fitte proiezioni tra cinque cinema della città, sono state teatro di una carrellata cinematografica sulla capitale tedesca che ha quasi sfiorato il record di resistenza in sala. Dalle 6 del mattino a notte fonda di sabato 19 settembre era prevista la proiezione del monster-movie 24h Berlin : 80 videocamere HD puntate su Treptow, Schonenberg, Spandau, Kreuzberg e altre zone della città, per una ripresa in simultanea della vita metropolitana dalle sei del mattino del 5 settembre 2008 alle sei del mattino successivo. Un "a day in the life" impossibile da girare altrove. Peccato che la ghiotta occasione, che aveva portato una cinquantina di fiorentini fuori dal cinema Spazio Uno alle sei del mattino di una settimana fa, sia stata annullata all’ultimo minuto per assurde bizze inventate dai distributori. Inghippo di scarsa gravità per la dinamica Fondazione Stensen, organizzatrice delle Giornate. La Berlino al cinema è infatti stata riproposta sia in chiave Die sinfonie der Grossstadt , gli storici sessantacinque minuti del 1927 diretti da Walter Ruttman, sia nella rischiosa reprise di Sinfonie einer Grossstadt del 2007 per la regia di Thomas Schadt. La determinazione, quasipioneristica, dell’astrattismo di Ruttman, tutto luci naturali e frammenti rubati nello scorgere i già magniloquenti scenari urbani della metropoli tedesca anni ’20, ha fatto il posto ad una composizione più puntigliosa e meno evocativa, ma egualmente possente, come quella di Schadt. Procedimento visivo di contrasto per comprendere un nuovo senso di cambiamento e trasformazione che la città, brutalmente divisa in due nel ’61 e restituita unita dal grasso grosso cancelliere nell’89, ha subito con gaudiosa naturalezza. La frattura, la crepa, la fenditura dell’89 è stata per Berlino una riverginazione vitale. Il protagonista di Berlin calling (altro film delle Giornate fiorentine) è Ickarus, dj e compositore di techno. Il 39enne Hannes Stohr, che il film l’ha scritto e diretto nel 2008, ha voluto che ad interpretare il protagonista fosse il vero dj Paul Kalkbrenner che del film ha firmato anche le musiche. Ickarus porta con sé paure e deliri dell’evo degli acidi e dell’erba pesante,del sesso compulsivo nei zozzi bagni delle disco, ma anche un’incredibile vitalità di rinascita, di spinta alla ricostruzione del suo disfatto sé, che fa di Berlin calling una sorta di simbolismo antropomorfo della ricostruzione culturale della capitale tedesca post ’89. Anche Ciro Cappellari (di certo non un berlinese doc) e Michael Ballhaus, autori del documentario In Berlin , presente anche all’ultima Berlinale, hanno voluto registrare, con un continuo andamento visivo alto-basso, il fermento vitale della metropoli della creatività come scommessa del futuro. Le riprese dall’elicottero, quasi un arioso wendersiano fluttuare, planano sull’immensità dell’urbe, come sulle facce degli interpreti di storie pubbliche e private. Tra queste anche quella del ministro degli esteri in carica, il socialdemocratico Steinmeier, stanotte possibile anche se con scarse probabilità, nuovo primo ministro al posto della collega/rivale Angela Merkel, che in In Berlin si mescola candidamente allapresenza di giovani studenti/registi turchi e di un proprietario di un club techno. Questa è Berlino, signori, e non ci puoi fare niente. |