|
Affrontare temi complessi in modo non banale, ironico e divertente non è cosa di poco conto. Questo obbiettivo è perfettamente centrato dal film che, stamattina, è stato presentato al MACRO di via Reggio Emilia a Roma. L’opera, che si intitola L’artista , è il frutto di una coproduzione argentina. Per la regia di Gastòn Duprat e Mariano Cohn, il film è stato realizzato con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e l’Istituto Luce. Si tratta di un opera prima e gli attori principali, Sergio Pangaro e Alberto Laiseca, pur non essendo attori professionisti, forniscono una prova di assoluto pregio. Il film intende esplorare con ironia e leggerezza i paradossi del mondo dell’arte contemporanea, i personaggi che lo popolano e l’ "araba fenice" attorno alla quale essi ruotano. Questo oggetto misterioso è l’arte contemporanea. E il film, a partire da un’idea semplice ma geniale, intende sollevare il problema non piccolo della definizione del suo statuto, degliinteressi mondani ed economici che vi sono intrecciati, dell’esperienza percettiva stessa dei fruitori, delle ricadute sul mondo dei media. Come si vede, c’è materia per un trattato ma lo sceneggiatore, André Duprat, riesce nell’intento con una semplicità disarmante. La qualità forse maggiore è che a "parlar male" del mondo dell’arte sono i protagonisti stessi di questo mondo, che sono autori di prima grandezza, galleristi, e intellettuali di varia estrazione. Ma veniamo alla storia. Jorge Ramirez fa l’infermiere all’interno di un Istituto geriatrico. La vita monotona di Jorge cambia improvvisamente quando si accorge che un suo anziano paziente, Romano, è dotato di un certo talento pittorico. L’infermiere si appropria dei lavori dell’anziano paziente, affetto da afasia motoria (non parla affatto, ma capisce). E li offre all’attenzione di un’importante galleria argentina. Naturalmente Jorge si presenta come autore dei disegni. E lo fa con una esitante timidezza che, tuttavia, nonimpedisce che le sue proposte vengano valutate e, incredibilmente, promosse. Improvvisamente il neo-autore, nonostante il suo abituale "stordimento" e la sua totale ignoranza è sparato, come un proiettile, nei circoli più sofisticati delle gallerie e dei musei e negli ambienti più mondani frequentati da tutto il repertorio "faunistico" della foresta dell’arte. Il successo viene raggiunto con deprimente facilità e produce danaro, notorietà e, ovviamente, amore. Esilarante è la scena del bacio di Jorge con una sua ammiratrice. Il destino di Ramirez e quello del suo anziano paziente diventano una cosa sola. O meglio, l’infermiere dipende totalmente dagli umori e dalla verve creativa di Romano. Anche se a corrente alternata, la creatività del vetusto pittore consentirà all’infermiere, ormai divenuto l’artista del momento, di continuare una scalata che lo porterà niente di meno ad accettare un contratto milionario con una celeberrima galleria di Roma. Di lì in poi, le cose nonandranno più così lisce ma c’è da credere che il successo, ormai accumulato, consentirà a Ramirez di campare di rendita. Le riflessioni che questo film suscita sono numerose e fondamentali. Che cos’è l’arte? Quanto incidono sull’arte contemporanea gli interessi del sistema affaristico che di essa si occupa? Quale influenza hanno i meccanismi suggestivi che finiscono per attribuire valore ad opere e ad operazioni che non ne hanno? Esistono confini per le arti visive, nel senso della delimitazione dei linguaggi che le sono propri oppure no? L’arte è un fatto puramente concettuale o esiste un valore imprescindibile che attiene all’abilità sottesa alla realizzazione del manufatto? Vorremmo raccogliere solo l’ultimo di questi quesiti, ricordando, non senza divertimento, che a un certo punto l’infermiere confessa la truffa ma nessuno sembra prestargli attenzione e sembra quasi che, anche ammessa la frode, l’operazione da lui resa possibile, comunque, testimoni un talento artistico, aprescindere dalla autografia dei disegni. Anche se può sembrare incredibile ai non addetti ai lavori, è molto diffusa nell’arte contemporanea la pratica di concepire opere che poi vengono realizzate da altri. O addirittura di creare eventi che non richiedono alcuna manualità. Il fatto che le opere del vecchio non siano visibili è particolarmente significativo nell’economia narrativa del film. Nel senso che gli autori sembrano occuparsi di un "nulla" che spesso (non sempre) rischia di divenire il vero contenuto dell’arte di oggi. Per rispondere agli altri interrogativi ci vorrebbe un libro. Basterà, in questa circostanza, sottolineare che tutti coloro i quali hanno realizzato questo film nutrono un bel po’ di dubbi su queste questioni. Quello che emerge è un punto di vista deliberatamente scettico e autoironico, una sospensione del giudizio, un porsi domande, giocose domande, che forse riscattano, in parte, questo sistema e ci danno una speranza.
|