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"Ho raccontato solo la storia di Fausta, una donna che eredita la guerra dal corpo della madre". Non c’é modo migliore per descrivere e sintetizzare Il canto di Paloma (La teta asustada) di come ha fatto la giovane regista peruviana Claudia Llosa che proprio con questo film ha vinto quest’anno l’Orso d’oro. Il lungometraggio, che sarà nelle sale da venerdì distribuito da Archibald, racconta infatti l’ossessione di Fausta (Magaly Solier) che dopo la morte della madre, violentata mentre era incinta, vive nel terrore di rivivere questa esperienza. Come se avesse succhiato dal seno della mamma quella paura, quel terrore, questa donna cerca di rifarsi la vita in un villaggio del Perù, lottando contro il costante terrore dello stupro e decidendo anche di infilarsi nel suo sesso una patata, come scudo contro ogni violenza. Il film, patrocinato da Amnesty International, racconta infatti di quella pratica degli stupridi guerra abbastanza comune in Perù durante i venti anni del conflitto interno che, dal 1980 al 2000, ha insanguinato questo paese. Un periodo con un numero elevatissimo di violazioni dei diritti umani e che vide da una parte due formazioni di guerriglia come Sendero Luminoso e Tupac Amaru e, dall’altra, uno stato peruviano che applicò una sorta di strategia del terrore per mantenere l’ordine. Il titolo originale del film, La teta asustada (il seno spaventato), rimanda al nome che il popolo peruviano ha dato a questa malattia ed esattamente all’idea che si potesse trasmettere con il latte materno la stessa paura ai figli. "In realtà - ha spiegato la regista oggi a Roma - molti psicanalisti accettano che questa sia una specie di patologia, mentre altri non ci credono. Io personalmente ci credo, o almeno accetto questa suggestione che il dolore possa essere trasmesso attraverso il latte". Di certo la protagonista de Il canto di Paloma, sembra in tutto e per tutto aver ereditato questamalattia dalla madre Perpetua (Barbara Lazon), la quale muore nella prima scena. E così in attesa di raccogliere i soldi per il funerale, impara lentamente ad aprirsi alla vita. "Nel finale - spiega Claudia Llosa che ha una nonna materna di origini genovesi - Fausta comprenderà che la sessualità può essere vissuta non solo come oltraggio, ma anche come possibilità di incontro". Ansa |