|
Dominato come previsto dall’astuta soap d’ispirazione bollywoodiana Slumdog Millionaire («The Millionaire», che ha vinto otto statuette), l’Oscar di domenica sera è stato internazionalista e un po’ «depresso». A partire dalla tenda di 92.000 cristalli pendenti che circondava il palcoscenico (come in un allestimento alla Busby Berkeley) e dall’abbondanza di numeri musicali che hanno infarcito la serata (spesso a scapito dei clip di cinema), l’81esimo Academy Award aveva infatti un’aria decisamente anni Trenta - con Hugh Jackman allo stesso tempo presentatore, cantante e ballerino, quasi un’offerta speciale «tre al prezzo di uno» e un’atmosfera generale da cabaret che faceva pensare ai Tony Awards piuttosto che a una celebrazione del cinema. Il produttore Laurence Mark e il regista Bill Condon (Dreamgirls) avevano annunciato una cerimonia piena di cambiamenti e più «ricca di spettacolo» (da intendersi: piùpopolare, per recuperare l’audience in caduta libera che l’anno scorso ha toccato un minimo storico di 32 milioni di americani), il che si è tradotto in una drastica riduzione del tradizionale monologo d’apertura (Jackman è il primo non comico a condurre la serata da trent’anni a questa parte), in uno humor meno affilato e autoironico del solito e in una serie infinita di balletti. Ma l’aggiunta extra dell’«intrattenimento danzante» ha evocato meno i grandi fasti della Hollywood dei tempi d’oro e più uno degli Oscar maggiormente camp della storia, quello con il valzer tra Rob Lowe e Biancaneve, il che non deve aver fatto molto per attrarre il pubblico giovanile, anzi, e ha sicuramente provocato parecchi tuffi in direzione del telecomando. Però, nonostante alcune recensioni devastanti, secondo i primi dati forniti dalla Nielsen, l’esperimento potrebbe avere funzionato. I ratings erano proiettati in salita, anche se, curiosamente, tra i mercati principali, New York e Chicago venivanoprima di Los Angeles. Ma, nonostante gli sforzi, è chiaro che l’Oscar sta attraversando un momento un po’ schizoide, una sorta di crisi d’indentità: con l’audience complessiva dei titoli nominati nella categoria di miglior film che non raggiunge nemmeno quella totalizzata singolarmente da un campione d’incassi, come Il cavaliere oscuro, gli Academy Awards stanno paradossalmente facendosi sempre più «di nicchia». Tanto vale accettarlo. Come ha fatto Sean Penn che ha magnificamente esordito chiamando i membri dell’Academy che lo hanno votato un mucchio di «comunisti, amanti dei gay, figli di buona donna». La sua statuetta di migliore attore per Milk (grande favorito era Mickey Rourke, per cui Penn - dal podio - ha avuto parole molto affettuose) è stata una delle pochissime sorprese di una serata che ha sostanzialmente rispettato ogni pronostico. Miglior film, miglior regia, miglior fotografia, colonna sonora, canzone, sceneggiatura non originale, montaggio e mix sonoro: è TheMillionaire il film «non hollywoodiano» su cui, un po’ perversamente, oggi, l’Academy proietta l’identità di Hollywood. Nonostante le 13 nominations, infatti, ha portato a casa pochissimi premi (scenografia e make up) Il curioso caso di Benjamin Button, il titolo più sperimentale, visionario ed esplicitamente «d’autore», tra quelli nominati per il miglior film e che, curiosamente, è stato prodotto da una major, la Warner Brothers. Parlando di film visionari, Wall-E (che, grazie a un voto più coraggioso avrebbe potuto trascendere la categoria del cartone animato) ha aggiudicato un nuovo Oscar per l’animazione alla Pixar. Ringraziando il suo insegnante di recitazione per averlo scritturato in una produzione scolastica di Hello Dolly, il regista Andrew Stanton ha chiarito il mistero di come il polpettone musicale con Barbra Streisand sia arrivato nel suo film. Ancora scottata dal passaggio inaspettato della Proposition 8, Hollywood ha premiato Milk di Gus Van Sant, oltre che con lastatuetta di miglior attore a Sean Penn anche per la sceneggiatura originale. «Harvey Milk mi ha dato il coraggio di vivere la mia identità (omosessuale) apertamente e di immaginare di potermi, un giorno, innamorare. Magari persino sposarmi. Se Harvey fosse qui vorrebbe che io dicessi che Dio ama i gay. E che questa nostra grande nazione ci conferirà presto la parità dei diritti a livello federale», ha detto lo sceneggiatore Dustin Lance Black accettando il premio. Come previsto, è stata Kate Winslet a vincere l’Oscar per la miglior attrice protagonista, con The Reader, battendo Meryl Streep, Angelina Jolie e Anne Hathaway. Ed è stata molto laboriosa la presentazione dei migliori attori non protagonisti. Sembra infatti che gli organizzatori della cerimonia non giudicassero i due vincitori dell’anno scorso, Tilda Swinton e Javier Bardem, abbastanza importanti per far loro consegnare da soli i premi (come tradizionalmente accade). Quindi, a salutare la vittoria di Penelope Cruz sonostate chiamate anche altre ex vincitrici della categoria: Eva Marie Saint, Whoopi Goldberg, Anjelica Huston, Goldie Hawn - con un effetto da iniziazione in una setta. A ritirare la statuetta postuma a Heath Ledger, miglior attore non protagonista in Il cavaliere oscuro, sono arrivati i suoi famigliari dall’Australia, mentre le telecamere inquadravano gli occhi umidi di parecchi presenti. Niente lacrime, ma tutti in piedi ad applaudire per l’apparizione di Jerry Lewis al quale - cercando di rimediare un’ottusità pluridecennale - l’Academy ha conferito un premio umanitario. A presentarlo è stata la più recente incarnazione del Nutty Professor, Eddie Murphy.de Il manifesto
|