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Simonini a Rovereto

da "L'Adige" - ottobre 1978

di Talieno Manfrini



Rovereto - Presentato da Raffaele De Grada, che ne sottolinea il talento, premettendo alle 21 tavole delle opere dell'elegante catalogo una autorevole dissertazione, nella settecentesca saletta di palazzo Rosmini - Serbati a Rovereto, espone, ad iniziativa del "Centro Clesio - Rosmini", Domenico Simonini, un giovane da Vignola di Modena ove ha iniziato i suoi studi, passando poi all'Accademia di Bologna. Simonini cancella con un netto colpo di spugna una grossa fetta di evoluzione avanguardistica, qualche cosa come una trentina di anni e più, e si rifà a quel "realismo, italiano figurativo a cui è stata appiccicata dalla critica l'etichetta di "informale". Più che una pittura di situazioni - per adoperare un termine teatrale - una pittura d'ambiente la sua. "All'edicola", "Carnevale triste", "La donna che sparecchia", "La venditrice di caldarroste", "Donne in bicicletta" ed altri momenti dì vita sono i titoli identificabili nei suoi oli, in cui prevalgono gli azzurri stemperati in sfumature rese a pennellate corte, tocchi più che pennellate di bulino o sguscio, affiancati in senso verticale od orizzontale come per accentuare la costruzione e l'incisività psicologica del dipinto, in un palese contrasto-connubio fra contenuto e estetismo.
Ogni composizione di Simonini è una storia a sé estratta dal grande ed alle volta grottesco palcoscenico della vita, una storia alla Bruegel narrata con gran movimento di persone, ciascuna delle quali ha un suo proprio atteggiamento ed una collocazione precisa. Una storia vista, o più che vista osservata, direi analizzata, non tanto attraverso la tentazione dì una sottile ironia (che traspare tuttavia qua e là) bensì dì un rituale drammatico che sfugga scientemente alla naitivitè per assurgere nel ritmo e nella espressività ad accentuazioni di un sapore grottesco di dimensioni epiche. Simonini coglie ciò che vì è dietro la facciata, fa parlare i volti befferdi senza malignità, sottolinea le mani deformi con tutta la forza dell'istinto, agita sinuosamente le braccia con la purezza di un collo di cigno. Simonini ci inchioda ponendoci di fronte ad un realismo descrittivo in perfetta sincronia con il nostro tempo, le sue distorsioni e le sue inquietudini.

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