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Rovereto
- Presentato da Raffaele De Grada, che ne sottolinea il talento,
premettendo alle 21 tavole delle opere dell'elegante catalogo una
autorevole dissertazione, nella settecentesca saletta di palazzo
Rosmini - Serbati a Rovereto, espone, ad iniziativa del "Centro
Clesio - Rosmini", Domenico Simonini, un giovane da Vignola
di Modena ove ha iniziato i suoi studi, passando poi all'Accademia
di Bologna. Simonini cancella con un netto colpo di spugna una grossa
fetta di evoluzione avanguardistica, qualche cosa come una trentina
di anni e più, e si rifà a quel "realismo, italiano
figurativo a cui è stata appiccicata dalla critica l'etichetta
di "informale". Più che una pittura di situazioni
- per adoperare un termine teatrale - una pittura d'ambiente la
sua. "All'edicola", "Carnevale triste", "La
donna che sparecchia", "La venditrice di caldarroste",
"Donne in bicicletta" ed altri momenti dì vita
sono i titoli identificabili nei suoi oli, in cui prevalgono gli
azzurri stemperati in sfumature rese a pennellate corte, tocchi
più che pennellate di bulino o sguscio, affiancati in senso
verticale od orizzontale come per accentuare la costruzione e l'incisività
psicologica del dipinto, in un palese contrasto-connubio fra contenuto
e estetismo.
Ogni composizione di Simonini è una storia a sé estratta
dal grande ed alle volta grottesco palcoscenico della vita, una
storia alla Bruegel narrata con gran movimento di persone, ciascuna
delle quali ha un suo proprio atteggiamento ed una collocazione
precisa. Una storia vista, o più che vista osservata, direi
analizzata, non tanto attraverso la tentazione dì una sottile
ironia (che traspare tuttavia qua e là) bensì dì
un rituale drammatico che sfugga scientemente alla naitivitè
per assurgere nel ritmo e nella espressività ad accentuazioni
di un sapore grottesco di dimensioni epiche. Simonini coglie ciò
che vì è dietro la facciata, fa parlare i volti befferdi
senza malignità, sottolinea le mani deformi con tutta la
forza dell'istinto, agita sinuosamente le braccia con la purezza
di un collo di cigno. Simonini ci inchioda ponendoci di fronte ad
un realismo descrittivo in perfetta sincronia con il nostro tempo,
le sue distorsioni e le sue inquietudini.