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IL RAPPORTO CON LA PITTURA

di Pullo M. Rosaria

La personalità di ogni autentico artista, anche, e forse soprattutto, di un artista che abbia raggiunto un alto grado di chiarezza espressiva, è sempre, a guardar bene, molto complessa poichè, ai dì nostri come nelle antiche e più nobili stagioni della civiltà figurativa, la componente di base della vocazione dell’istinto, dell’impeto creativo non può mai prescindere dall’avvio, dalla disciplina, dal nutrimento di un certo numero di altre componenti tecniche e culturali operanti proprio ai fini della scoperta e della definizione della piena autonomia di quella stessa personalità artistica.
La personalità di Bersce, con la straordinaria varietà dei suoi temi e la grande limpidezza del suo linguaggio, non si sottrae a questa norma.
Ogni onesto tentativo di approssimazione critica all’opera sua dovrà quindi prendere le mosse da un attento esame delle profonde radici che ne hanno determinato la nascita e dalle quali tuttora trae alimento.
Nella pittura di Bersce si contemperano infatti attraverso una serie di procedimenti spontanei, intuizionali ( non certo per una culturistica programmazione) momenti e tendenze disparati, talvolta addirittura contradditorii, della cronistoria artistica del nostro secolo.
Nei dipinti di questo pittore, già da tempo fornisce prove di eccezionale impegno poetico, confluiscono e si dispongono, con felice autonomia di risultati linguistici, le proposte estetiche, le tematiche morali, le connotazioni culturali.
Basterà rilevare, a verifica di questa tesi, la qualità e la “destinazione” del colore che Bersce usa, bene espesso, in pura funzione espressiva nella linea di un “Fauvisme” decantato nella luce mediterranea, oppure la strenua ricerca della rappresentazione dinamica.
L’area nella quale tuttavia è possibile trovare il maggior numero d’indicazioni d’affinità e, al tempo stesso, di totalerielaborazione, è, a mio avviso, quella dell’espressionismo.
Nessuno di certo vorrà sostenere che il temperamento creativo di questo artista – che in sé compone tensioni mediterranee – sia in qualche modo avvicinabile alle strutture psicologiche e morali dei popoli.
L’oscurità, la paura, la costante presenza dell’orrido, la tremenda ansia metafisica, la natura intesa come perenne nemica, la deformazione esasperata delle immagini come protesta verso una realtà impietosa, che sono alla base dello impulso formale di tutta la sua arte, sono sicuramente lontani dal sbcoscienziale rapporto che Bersce intrattiene con quanto lo circonda, lontani, in sostanza, dalla sua “visione del mondo”.
D’altronde mi sembra di poter sostenere che il suo atteggiamento verso la condizione essenziale intesa nei modi altamente emblematici di una puntuale rappresentazione della figura, -ed è questa, secondo me, la parte di gran lunga “ maggiore”, la “pars costruens”, dell’intera opera sua, - richiamandosi implicitamente a una postulazione morale, prima ancora che estetica, sia per più versi riconducibile alle indagini ed alla raffigurazione della realtà esercitate, sia pure in tempi e luoghi diversi, dai protagonisti della vicenda espressionistica.
E poco importa che il processo di deformazione figurativa di Bersce sia meno evidente, meno clamoroso e, se si vuole, meno irritante e provocatorio: è chiaro che la sua misura formale, disciplinata dall’insopprimibile lezione della classicità, impone all’artista un rispetto quasi una “pietà” verso l’immagine.
Del resto nei momenti più tesi e concitati della pittura di Bersce quando la trascendenza del messaggio lo impegna oltre i pur ardui limiti della quotidianità. Penso agli “studi di dinamica” l’empito di emancipazione dagli schemi formali è avvertibile come necessario e necessitante al pieno compimento dell’atto espressivo. Al punto, vorrei aggiungere, che un non superficiale fruitore dell’arte sua potrebbe avvertirela necessità di riguadare certi suoi dipinti più “leggibili”, almeno in apparenza, quasi col timore di scorgervi qualche concessione alla mera illustratività o allo edonistico compiacimento di una abilità manuale fine a se stessa. Timore, per altro, del tutto infondato, chè ogni immagine di Bersce è sempre puntualmente riscattata dal segno graffiante della grazia della poetica.

 

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