| |
Artisti
>
Michel Bersce
> Opere
> Critiche
> Mostre >
Quotazioni e aggiudicazioni
>
IL SUO LINGUAGGIO POETICO
di Pullo Maria Rosaria
L’atmosfera
di surrealtà “naturalistica” che pervade tutto
il lavoro di Bersce appare infatti simile al processo naturalistico
che mette in atto l’artista quantomeno in certi suoi dipinti
“zoomorfici”.
Bersce è volto a mettere in moto un procedimento di distanziamento
e di “irresponsabilità” nei confronti della “rappresentazione”
figurale. Il rischio che l’artista assume è infatti
sostanzialmente linguistico, indifferente (asociale perfino) verso
le cose ed i fatti, le figure e la natura, teso com’è
a mettere in crisi un ordine espressivo ed a ricrearne un altro
a sua immagine e somiglianza.
Bersce assume tale rischio affrontando lo spazio dell’opera
come luogo di avvenimenti catastrofici ed irrimediabili all’interno
del quale ricompone con il “suo” ordine i frammenti
dell’esistenza quotidiana ai quali conferisce dunque valenze
prima insospettabili e forse inesistenti.
Naturalmente Bersce è un pittore ed in quanto tale si serve
di tutti i “trucchi del mestiere”, adottando ogni sollecitazione
che alchemicamente trasforma in eventi visivi autosufficienti.
La smaterializzazione avviene essenzialmente per mezzo della luce
(la clamorosa conferma del suo essere pittore) in un processo che,
pur servendosi dei travestimenti metaforici, tende in realtà
alla sola affermazione di un linguaggio che pretende di rappresentare
il mondo, quello che non si vede. In questo senso, la vicenda delle
immagini continua nelle immagini, lasciando inesorabilmente ai margini
l’uomo di cui si avverte soltanto l’inattuale attualità,
al punto che laddove la sua figura ricompare come simbolo improbabile
e incredulo s’allenta la tensione del quadro, ormai ricettacolo
di simboli che aggiungono mistero a mistero. Per tale via Bersce
conferma il suo grande ruolo nella vita dell’uomo poiché
e solo in tale maniera ch’egli “vede” la irriducibile
distanza della realtà dalla immaginazione fantastica. La
sensazione di spaesamento e perfino di stordimento che i dipinti
di Bersce determinano proviene proprio dal loro inquietante silenzio
rispetto ai quesiti che ci poniamo ogni giorno giacché essi
non hanno nulla a che fare con questi ed assumono anzi “quella
dimensione altamente sospetta che e propria dell’arte”.
Tale osservazione è tanto più vera nell’arte
contemporanea che non ha più a che fare con “la bellezza,
l’eccentricità e con la meraviglia”, né
si assume più il compito di raccontare nessuna storia, né
di celebrare alcun avvenimento.
Si potrebbe perfino dire che oggi l’arte si propone come momento
di angosciante indifferenza e come gesto di irredimibile asocialità.
Ma il suo valore sta proprio nella sua “ambiguità amorale”
che le consente nello stesso tempo di “decorare” una
parete o di mettere in crisi una coscienza. In tale prospettiva
Bersce è un tipico artista di pensiero, ripiegato su se stesso
alla ricerca del solo linguaggio ingrado di provocare stupore e
clamore.
All’attualità ed all’economicità di ogni
giorno egli oppone l’atemporalità e l’inutilità
delle forme, in una sorta di “testamento” spirituale
che ha valore per dopo, in grado di durare nel tempo.
Da questo punto di vista non ha neppure molto senso interrogarsi
sui significati immediati di tali forme perché esse sono
indifferenti a tale ruolo, pretendono di rappresentare solo se stesse,
reclamano il solo diritto all’apparizione ed alla contemplazione.
E tuttavia il gioco si svolge in diretta correlazione con la storia
e la memoria di cui
anzi le immagini di Bersce risultano cariche. Il problema, semmai,
è la negatività di tale relazione in un processo che
tende a smantellare uno scenario di avvenimenti per proporne un
altro semplicemente annunciato. La testimonianza dell’opera
di Bersce sta dunque proprio nel disequilibrio che determina tra
le prevedibili traiettorie del linguaggio funzionale alla praticità
del quotidiano e l’imprevedibile ed antifunzionale espressività
dell’immaginario. In un accadimento sempre sorprendente -
l’apparizione della forma invisibile - che possiede in ogni
caso le stimmate della poesia. Si tratta di un progetto espressivo
che, proprio perché possiede la “grazia” della
poesia, può aggirarsi ed affermarsi sui terreni del malinteso
e del fraintendimento, incurante della sua esplicazione e della
sua accettazione. Vengono allora in mente alcuni straordinari versi
di Pier Paolo Pasolini: “Non è nel non comunicare la
morte: ma nel non essere compresi”.
Artisti
>
Michel Bersce
> Opere
> Critiche
> Mostre >
Quotazioni e aggiudicazioni
>
|
|